In attesa di conoscere il nuovo organigramma societario, la Reggina vive giorni sospesi tra curiosità e speranza. È una fase di transizione che pesa, perché la piazza vuole capire chi guiderà davvero la rinascita amaranto e con quali idee. Ma una cosa è già chiara: la parola, presto, passerà al campo, e lì non ci sarà spazio per interpretazioni, scuse o alibi. Solo risultati. Il Girone I non è un campionato, bensì una giungla. Un territorio ostile, dove ogni domenica si gioca una battaglia di nervi, di fisicità e di dettagli. Squadre che conoscono la categoria, che vivono la Serie D come una missione, che trasformano ogni partita in una guerra di trincea. Per questo l’Era Lotito dovrà imporsi a suon di vittorie sin da subito, perché in questo girone chi parte male spesso non si rialza più e la Reggina ne sa qualcosa.

Per riuscirci, serviranno scelte chirurgiche. La prima: individuare un diesse esperto, uno che conosca la categoria, i suoi trucchi, le sue insidie, i suoi equilibri. Non un nome altisonante, ma un professionista che sappia costruire una squadra funzionale, concreta, adatta alla battaglia.La seconda: scegliere un allenatore capace di guidare la Reggina fuori dall’inferno dilettantistico. Serve un tecnico che sappia leggere il girone, che conosca i campi difficili, che abbia già vinto in contesti simili. Un uomo di campo, non di passerella. Uno che sappia plasmare un gruppo, gestire la pressione, trasformare la squadra in un blocco unico.

I nomi circolano, si rincorrono, si smentiscono. Ma la verità è una: chi arriverà a Reggio Calabria dovrà sapere che non può sbagliare nulla. La Reggina non è una piazza che concede tempo. Non è una piazza che accetta il “vediamo”. Qui si pretende, si esige, si vive di risultati. E chi sbaglia viene travolto.Ballarino non c’è più. Il docente catanese ha fatto da parafulmine, ha provato a reggere una tempesta più grande di lui e del suo entourage. Ha sposato una sfida che si è rivelata impossibile. Ha pagato per tutti, spesso oltre le sue responsabilità. Ora il testimone passa alla nuova proprietà, che dovrà dare la svolta immediata, senza tentennamenti, senza slogan, senza illusioni.

Già, gli slogan. “La Reggina ai reggini” è diventato un mantra da archiviare. Perché quando il forestiero ha un nome pesante come Lotito, improvvisamente tutto è concesso. La Reggina ai reggini… se conviene. Una contraddizione tutta reggina, marchio di fabbrica di una città che spesso si divide per principio, che polemizza per natura, che fatica a remare nella stessa direzione.Ma adesso basta. È il momento di guardare avanti con serenità, lucidità e il giusto entusiasmo. È il momento di smettere di tifare per la proprietà di turno e tornare a tifare solo per la Reggina, cosa che negli ultimi anni è venuta meno, soffocata da personalismi, rancori, fazioni interne.

“La Reggina ai reggini” deve tornare a essere uno slogan di tifo, non di politica. Un richiamo alla passione, al senso di appartenenza, ai colori amaranto che non dovrebbero mai essere messi al servizio di interessi personali.Buon lavoro alla nuova proprietà. Ora conta solo una cosa: vincere. E remare tutti nella stessa direzione, perché il professionismo manca, manca terribilmente, e non può più sfuggire di mano.

Sezione: Reggina / Data: Dom 28 giugno 2026 alle 12:39
Autore: Rocco Calandruccio
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