Il Cosenza entra nella nuova stagione con una verità che non si può più nascondere: Guarascio è rimasto solo più che mai. Solo davanti alla piazza, solo davanti alla storia, solo davanti a un club che non lo riconosce più. La frattura con la tifoseria è ormai totale, insanabile, definitiva. La tifoseria ha preso altre direzioni, hanno scelto di non considerare più questa società come parte della propria identità. Per molti, questo Cosenza non è il Cosenza: è un involucro privato, un contenitore che non rappresenta la città, la sua anima, la sua ultracentenaria appartenenza.

Eppure, una volta completata l’iscrizione, la società è obbligata a programmare. Il girone C di Lega Pro sarà una trincea: duro, feroce, pieno di club che hanno già iniziato a costruire. Il Cosenza invece riparte da macerie emotive e da un clima di contestazione permanente. Le prime mosse portano il nome di Lucioni, nuovo direttore sportivo alla sua prima esperienza nel ruolo dopo una carriera da difensore solido e rispettato. Una scelta che profuma di scommessa, visto che in questa società nessuno vuole mettere piede, essendo consapevole che di calcio vero se ne può fare bene poco. Per la panchina il nome più caldo è quello di Coppitelli, tecnico giovane, metodico, reduce da un buon lavoro a Caserta. Due profili che raccontano una società che prova a ripartire, ma che lo fa in un clima dove ogni decisione viene letta con totale indifferenza.

Il mercato è il terreno dove il Cosenza deve dimostrare di essere vivo. Il primo nome è quello dell’esperto Luca Piana del Pontedera, difensore di categoria, affidabile, uomo da battaglia. Ma il Livorno è già sul giocatore, e questo complica tutto: perdere ogni duello di mercato sarebbe un segnale devastante per una piazza che da Guarascio e soci si attende solo il peggio. In uscita, invece, c’è il peso massimo: Simone Mazzocchi. Il suo destino potrebbe intrecciarsi con quello di Buscè, ex tecnico rossoblù da poco ufficializzato alla guida del Pescara. Gli abruzzesi puntano al ritorno immediato in Serie B, e se dovesse concretizzarsi il possibile cambio di proprietà con una cordata americana pronta a rilevare il club di Sebastiani, il progetto diventerebbe ancora più ambizioso. Mazzocchi sarebbe un tassello perfetto.

Dopo la trattativa saltata con il gruppo Rota, la piazza cosentina non spera più. Non crede più. Serve un segnale, serve una presa di posizione, serve un atto che dimostri che il Cosenza non è un club trascinato dalla corrente ma una società che vuole ancora competere. Il problema è che la fiducia è evaporata. La tifoseria ha deciso di andare oltre, di non riconoscere questa proprietà come parte della propria storia. La Lega Pro non aspetta. Il tempo non aspetta. La piazza non ne vuole sapere. E ora, davvero, Guarascio è un uomo solo davanti alla resa dei conti.

Sezione: Cosenza / Data: Lun 06 luglio 2026 alle 15:22
Autore: Rocco Calandruccio
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