Mattia Liberali è diventato, nel giro di poche ore, il simbolo perfetto di ciò che oggi è il Milan: un club che rincorre, che prova a rimediare, che tenta di ricucire errori passati mentre altri – più rapidi, più lucidi, più convincenti – chiudono l’operazione. Il Como paga la clausola da 6 milioni e si porta a casa il classe 2007 del Catanzaro, un ragazzo che un anno fa era stato liquidato con leggerezza dai rossoneri e che ora, improvvisamente, è tornato a essere considerato un patrimonio tecnico.

Liberali ha scelto il Como per motivi semplici e concreti: Champions League, minutaggio reale, un ambiente che non lo stritola e un percorso di crescita senza il peso di San Siro sulle spalle. Il Milan, pur avendo tentato il colpo di reni finale, non è riuscito a convincerlo. E qui entra in scena la parte più ignorata del racconto mediatico: Ruben Amorim. È stato lui, non altri, a riaprire il dossier appena saputo che il club deteneva ancora il 50% del cartellino. È stato lui a chiamare il ragazzo, a spingere, a chiedere, a provare a riportarlo a casa. Da quel momento si è mosso anche Gerry Cardinale, sceso in campo nelle ultime 24 ore per tentare la rimonta sul Como.

Ma il passato non perdona. Perché nella vicenda riaffiora un dettaglio pesante: un anno fa, secondo Nicolò Schira, Zlatan Ibrahimovic avrebbe osteggiato Liberali perché “faceva ombra” al figlio Maximilian in Primavera. Una ferita che oggi torna a sanguinare proprio mentre il Milan prova a recuperare ciò che aveva lasciato andare con troppa leggerezza.

Il risultato è chiaro: Como vince la corsa, Milan arriva tardi, Amorim è l’unico che ha provato davvero a cambiare il finale, e Liberali diventa il simbolo di un club che deve fare i conti con le proprie contraddizioni interne.

Sezione: Catanzaro / Data: Mer 01 luglio 2026 alle 17:19
Autore: Rocco Calandruccio
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