La salvezza della Vibonese non è un traguardo: è una dichiarazione di esistenza. Una squadra che tutti davano per finita, una città che temeva il peggio, un gruppo che ha scelto di restare in piedi quando il calcio sembrava volerla spingere giù. È la storia di una stagione che ha messo alla prova nervi, identità, appartenenza. Ed è la storia di due uomini che hanno cambiato il destino: Rino Putrino e mister Danilo Fanello, gli artefici di un vero miracolo sportivo. Putrino ha fatto ciò che fanno i presidenti veri: ha tenuto la barra dritta mentre intorno tutto oscillava. Ha protetto l’ambiente, ha evitato che la paura diventasse rassegnazione, ha dato stabilità quando la classifica sembrava un giudizio definitivo. La sua presenza è stata la prima forma di salvezza.Fanello ha fatto il resto: ha preso una squadra fragile e l’ha trasformata in un gruppo che non arretra. Ha ridato ordine, fiducia, identità. Ha lavorato sulla testa, sulle motivazioni, sulla convinzione che la Vibonese potesse ancora salvarsi. E quella convinzione, partita dopo partita, è diventata realtà.

Il playout è stato il confine: da una parte il baratro, dall’altra la rinascita. La Vibonese ha scelto la rinascita. Ma questa salvezza non può essere solo un punto fermo: deve diventare un punto di partenza. Perché una storia come quella rossoblù merita un futuro solido, programmato, costruito con visione e responsabilità. Non basta essere duri a morire: ora bisogna tornare a vivere con ambizione, con una struttura forte, con un progetto che renda giustizia al peso storico di questi colori. La Vibonese ha dimostrato di avere cuore, identità, uomini capaci di cambiare il corso delle cose. Adesso serve il passo successivo: garantire stabilità, continuità, crescita. Perché questa salvezza non è un miracolo isolato: è un segnale. Un segnale che dice che la Vibonese c’è, resiste, combatte. E che adesso, più che mai, merita un futuro all’altezza della sua storia.

Sezione: Vibonese / Data: Gio 21 maggio 2026 alle 13:50
Autore: Rocco Calandruccio
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