Era l’ora della verità, quella che non concede appelli né scuse, il punto esatto in cui una stagione intera si riduce a novanta minuti di paura, sudore e lucidità. La Vibonese ci arrivava con addosso tutte le cicatrici di un’annata tormentata, con la consapevolezza che il playout contro l’Acireale non era solo una partita, ma un confine: da una parte la salvezza, dall’altra il baratro. E quando il calcio decide di essere crudele, spesso lo fa nei dettagli. Ma stavolta, per una volta, ha scelto di essere giusto. La gara si apre con l’Acireale che prova subito a mordere, quasi a voler imporre la propria presenza nel momento più fragile dei rossoblù. Daodune, dopo due minuti, costringe Del Bello alla prima parata della serata, un intervento che vale più di quanto sembri perché toglie il fiato alla paura e restituisce un minimo di ordine. Poi, all’ottavo minuto, arriva la scintilla che cambia tutto: Ciprio anticipa un difensore, la difesa siciliana è altissima, Carnevale scatta dentro una prateria e davanti a Negri non sbaglia. È un gol che pesa come un macigno, perché non è solo un vantaggio: è un messaggio. La Vibonese è viva.
E potrebbe addirittura raddoppiare, ancora con Ciprio, che si ritrova a tu per tu col portiere ma spreca clamorosamente. È il tipo di errore che, in una notte così, rischia di diventare un fantasma. L’Acireale prova a reagire, Falou sfiora il palo, De Stefano di testa manda alto di un soffio. Ma la Vibonese tiene, soffre, stringe i denti, come chi sa che non può permettersi di cedere nemmeno un centimetro.La ripresa è un assedio emotivo. L’Acireale torna in campo con la furia di chi non ha più nulla da perdere e dopo due minuti De Stefano sfiora l’incrocio su punizione. È un brivido lungo la schiena. Poi arriva l’occasione che potrebbe chiudere tutto: Catasus si ritrova un rigore in movimento, ma calcia alto. È il momento in cui il destino sembra voler giocare sporco. Ma la Vibonese non si scompone, non crolla, non arretra. Anzi, quando può, colpisce: Di Gilio sfiora il raddoppio con una conclusione velenosa deviata in angolo all’ultimo istante.
Gli ultimi minuti non sono più calcio: sono resistenza, nervi, battiti accelerati. Si gioca poco, si lotta tanto, e questo non può che favorire chi difende un sogno più che un risultato. Il cronometro scorre lento, lentissimo, come se volesse mettere alla prova la fede di un intero popolo. Poi arriva il triplice fischio. E il “Luigi Razza” esplode. La Vibonese resta in Serie D. Resta dopo un anno di scosse, di paure, di incertezze. Resta perché ha saputo soffrire, resistere, colpire. Resta perché, quando il calcio diventa una questione di identità, non puoi permetterti di mollare.È una salvezza che non cancella tutto, ma che dà un senso a tutto. È un finale che non è solo lieto: è meritato.
IL TABELLINO
VIBONESE: Del Bello; Keita, Brunetti, Caiazza, Montenet; Di Gilio, Catasus (25' st Azzara), Marrale (29' st De Salvo), Dick; Carnevale, Ciprio (36' st Sportolaro). A disp.: Ciurleo, Fiumara, Fragalà, Santoro, Andreacchio, Marramao. All. Fanello
ACIREALE: Negri; De Stefano S., Demoleon, Rechichi (41’ st Galletta), Gagliardi (29' st Hebeck); De Stefano D., Cozza, Daodune (16' st Boulahia), Vitale (10' st Puglisi); Falou, Semenzin. A disp.: Di Franco, Di Mauro, Nardo, Floridia, Mamone
ARBITRO: Andrea Giordani di Aprilia (assistenti Lorenzo Guiducci di Empoli e Andrea Mongelli di Chieti. Quarto ufficiale Domenico Mascolo di Castellammare di Stabia)
MARCATORI: 8' pt Carnevale (V)
NOTE: Ammoniti: Del Bello (V), Di Gilio (V), Keita (V), Cozza (A), Galletta (A). Corner: 1-4. Rec.: 2' pt-6’ st
Autore: Rocco Calandruccio
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