Nel calcio italiano esistono piazze che, per storia, seguito e identità, trascendono la categoria in cui militano. È il caso di Reggio Calabria, una città che vive di calcio con una passione tipica da palcoscenici ben superiori alla Serie D, ma che negli ultimi anni si è ritrovata a dover ripartire proprio dal Girone I, tra ostacoli sportivi, ricostruzioni societarie e risultati spesso altalenanti.
In questo contesto si inserisce il recente percorso della Reggina, tornata per la terza volta ai playoff di Serie D, una fase post-season che però non garantisce la promozione. Un paradosso sportivo che racconta bene la complessità della categoria: arrivare fino in fondo non basta, e spesso nemmeno vincere la finale significa salire di livello.
Negli ultimi anni gli amaranto hanno vissuto una serie di playoff ricchi di episodi ma poveri di certezze. In una stagione recente si sono imposti in finale contro la Scafatese, mentre l’anno precedente avevano superato la Vibonese in semifinale, salvo poi cedere all’ultimo atto contro la Siracusa. Un percorso che ha lasciato più rimpianti che certezze, nonostante le vittorie intermedie.
Se si allarga lo sguardo alla storia recente e meno recente, emerge un filo conduttore: la Reggina ha spesso vissuto i playoff come un punto di passaggio doloroso. Dalla Serie D, con l’eliminazione contro la Cavese nel 2015/16, fino alle esperienze in categorie superiori, dove il sogno promozione o permanenza si è spesso infranto sul più bello.
Emblematiche anche le parentesi in Serie B e Serie C: dalla semifinale contro il Novara nei playoff per la Serie A, fino alle difficoltà nei turni nazionali di Serie C contro squadre come il Catania e il Monopoli. Esperienze che raccontano una costante: la capacità di arrivare vicino all’obiettivo, senza però riuscire a completarlo.
Anche l’avventura più recente conferma questo andamento. Dopo aver superato la Vibonese in una semifinale combattuta, la Reggina ha nuovamente sfiorato il salto di categoria, cedendo soltanto in finale dopo i tempi supplementari contro la Scafatese. Un epilogo che si aggiunge a una lunga lista di occasioni mancate, spesso maturate in partite tirate e decise da dettagli.
Il quadro che emerge è quello di una società e di una tifoseria che oscillano tra ambizione e realtà, tra il ricordo di una storia da Serie A e la durezza di un presente in Serie D. Reggio Calabria resta una piazza che per blasone, tradizione e partecipazione popolare non appartiene a questa dimensione, ma il campo racconta una verità diversa, fatta di ripartenze continue e di playoff che diventano spesso specchio delle difficoltà strutturali del sistema.
In definitiva, la storia recente della Reggina nei playoff non è soltanto una sequenza di risultati sportivi, ma il simbolo di una condizione più ampia del calcio calabrese: un equilibrio fragile tra grandezza potenziale e realtà quotidiana, tra sogni di risalita e la complessità di trasformarli in stabilità duratura.
Autore: Rocco Calandruccio
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