Ai microfoni di Tuttocalciocalabria.it, Luciano De Paola — ex centrocampista di Crotone e Cosenza, oggi allenatore e reduce da una positiva esperienza sulla panchina del Ciliverghe (Eccellenza Lombardia) — analizza senza filtri il momento delle due principali realtà calabresi di Lega Pro, ma non solo.
Mister, il Crotone ha scelto una politica di ridimensionamento e partirà con un -6 in classifica. Che stagione dobbiamo aspettarci dai pitagorici?
“La politica di ridimensionamento del Crotone è inevitabile, purtroppo la Lega Pro è un bagno di sangue. Poche società possono permettersi una certa forza economica, il Crotone in questi anni ha investito tanto senza riuscire a vincere, e questo ti porta a rivedere tante cose sul piano gestionale. Sembra che prenderanno Greco come allenatore, un tecnico giovane che rappresenta una scommessa, visto che arriva dalla retrocessione con la Pro Patria. Verrà allestita una rosa con tanti giovani, ma serviranno elementi di esperienza che conoscano la categoria. Bisognerà muoversi con competenza e intelligenza: Raffaele Vrenna è cresciuto molto come dirigente e può trovare i profili giusti. Con il -6, oggi non si può parlare d’altro che di obiettivo salvezza, che mi auguro arrivi senza patemi.”
Anche a Cosenza non mancano le difficoltà, seppur di natura diversa. Da ex rossoblù, cosa provi nel vedere questa situazione?
“Dispiace immensamente. Non lo merita la città e ancor meno i tifosi. Guarascio dovrebbe mollare, non ha senso andare avanti così. A Cosenza non è più gradito, e fa male vedere il San Vito‑Marulla deserto. Quando giocavo io c’erano gli spalti gremiti, puntavamo a obiettivi prestigiosi. Oggi manca tutto.”
L’idea di una seconda squadra con il marchio Cosenza 1914 può essere una soluzione?
“Arrivati a questo punto direi di sì. Trovo assurdo che un’intera città sia condizionata da Guarascio, che non sta dimostrando di volere il bene del Cosenza né rispetto verso una piazza che ha visto calcio vero per tanti anni.”
Il presente non sorride ai rossoblù. Possiamo rifugiarci nei ricordi del tuo Cosenza 1994/95, che senza il -9 avrebbe sfiorato la Serie A?
“D’accordissimo! Quella era una squadra fortissima, un gruppo unito. Per me il Cosenza più forte di sempre. Il -9 ci obbligò a cambiare obiettivo, accontentandoci di una salvezza tranquilla che non rese giustizia a quella squadra straordinaria.”
Tutte le società sono state ammesse alla prossima Lega Pro. È l’anno buono o ci saranno nuove sorprese?
“A parte la Ternana, tutte si sono iscritte regolarmente. Ma io sto poco tranquillo: servirebbero controlli più rigidi per garantire la regolarità dei campionati. I problemi nascono dopo, come abbiamo visto più volte. Il calcio deve tornare sostenibile e con figure credibili.”
Siamo nel periodo dei Mondiali, l’Italia è spettatrice per la terza volta consecutiva. Il neo presidente della FIGC,Malagò, può dare una svolta?
“Questi Mondiali li seguo poco, non mi entusiasmano. Credo che Malagò possa fare ben poco: bisogna premiare la meritocrazia e togliere potere ai procuratori. Il talento c’è, le Nazionali giovanili vanno forte, ma quanti di quei ragazzi giocano? Pochissimi. All’estero un 17enne valido viene lanciato, in Italia no. A parte l’Atalanta, nessuno ha questa cultura in Italia.”
Sei molto amico di Roberto De Zerbi, lo rivedremo in Italia?
“Siamo amici da tanti anni. È un allenatore preparato, fedele alle sue idee. Non credo tornerà in Italia: al Tottenham, dopo averli salvati, sta già pianificando la nuova stagione. Vedrai che gli Spurs saranno protagonisti.”
Tra i tanti allenatori avuti, chi ti ha lasciato qualcosa di diverso rispetto agli altri?
“Ne ho avuti tanti bravi, ma Mircea Lucescu era un maestro. Con lui, al Brescia, abbiamo conquistato la Serie A nel ’92 giocando un calcio troppo avanti per quei tempi.”
Sei reduce dall’esperienza al Ciliverghe. Cosa c’è da attendersi per la prossima stagione?
“Abbiamo fatto abbastanza bene. Continuo a divertirmi allenando nel bresciano e contribuendo alla crescita dei giovani.”
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