Il Trebisacce sta vivendo una metamorfosi tecnica che non somiglia a un semplice mercato: è una dichiarazione di guerra sportiva. La società ha scelto di non aspettare il campionato, ma di anticiparlo, di plasmarlo, di imporre un’identità prima ancora che la squadra scenda in campo. La strategia è chiara: costruire un gruppo che non sia solo competitivo, ma riconoscibile, feroce, internazionale, giovane e allo stesso tempo maturo. Una squadra che abbia ritmo, struttura, cuore e una mentalità da assalto. Il Presidente Carlomagno e Mister Malucchi non stanno pescando nomi: stanno componendo un mosaico. Ogni tassello ha una funzione precisa, ogni profilo risponde a un’esigenza tattica e a un’idea di calcio che vuole essere moderna, verticale, aggressiva.

L'ultimo arrivato Adilío Varela Sanches, un esterno che porta al Trebisacce qualcosa che raramente si vede in queste categorie: esperienza, velocità da categoria superiore, capacità di saltare l’uomo e di cambiare l’inerzia di una partita da solo. Varela non è un colpo: è un manifesto. È la dimostrazione che il club vuole alzare l’asticella, che non si accontenta di un profilo funzionale, ma cerca un giocatore che possa spostare gli equilibri. La sua duttilità tattica apre scenari nuovi: Trebisacce potrà giocare largo, potrà attaccare in transizione, potrà sfruttare la sua doppia gamba per creare superiorità costante. È un innesto che cambia la percezione esterna: il Trebisacce vuole vincere.

Accanto alla modernità, però, c’è il cuore. Kouamé Serge e Patrick Kabran non è un ritorno: è un richiamo identitario. Kouamè è uno di quei giocatori che non portano solo qualità, ma appartenenza. Vive la città, conosce la maglia, conosce la gente. È un professionista che ha già dimostrato di essere affidabile, fisico, disciplinato, ma soprattutto integrato nel tessuto emotivo della piazza. Il suo rientro è un segnale interno: il gruppo si costruisce anche con chi ha già lasciato un’impronta. Kabran è un collante, un riferimento, un uomo che dà stabilità allo spogliatoio.

La linea verde è la seconda colonna portante del progetto. Elio Francesco D’Acri, classe 2007, è un under che non arriva per fare numero. Ha gamba, coraggio, personalità. È un terzino che interpreta la fascia come una pista di decollo: spinge, accompagna, si propone. Il Trebisacce lo inserisce in un contesto dove potrà crescere senza pressioni, ma con responsabilità. È un investimento sul futuro, un profilo che può diventare un titolare nel giro di pochi mesi. Lo stesso discorso vale per Vittorio Salituro, classe 2008, terzino ambidestro che porta intensità, grinta, continuità. È un motorino, un giocatore che può dare profondità e ritmo, che può diventare un’arma tattica nelle rotazioni di Malucchi. E poi c’è Madane Coulibaly, centrocampista 2007, fisico, corsa, quantità. Un profilo che aggiunge energia, che permette alla squadra di mantenere intensità anche nei momenti di difficoltà. La struttura under del Trebisacce non è un obbligo regolamentare: è una scelta strategica.

Il reparto difensivo, invece, viene ridisegnato con due innesti che portano leadership e presenza. Dante Leonel Perez Lazarte è un centrale che non accompagna l’azione: la comanda. Ha fisicità, cattiveria agonistica, senso della posizione. È uno di quei difensori che cambiano il modo di difendere: non subisce, impone. La sua esperienza e la sua mentalità da battaglia sono perfette per un Trebisacce che vuole essere solido, compatto, dominante. Accanto a lui, Martiniano Valentin Jonval Gange porta modernità. Argentino, classe 2005, duttilità totale: fascia destra, centrale, struttura, salto, verticalità. È un difensore che interpreta il ruolo in modo contemporaneo, che può costruire dal basso, che può rompere la linea, che può dare soluzioni in fase di possesso. Tre anni in Italia gli hanno dato adattamento, ritmo, conoscenza del calcio locale. È un profilo che completa la retroguardia con un mix di fisicità e tecnica.

Il Trebisacce, in definitiva, non sta assemblando una rosa: sta costruendo un’identità. Una squadra che vuole essere veloce, fisica, internazionale, giovane ma esperta, aggressiva ma ordinata. Una squadra che vuole imporre il proprio calcio, che vuole essere riconoscibile, che vuole essere protagonista. Il progetto Malucchi prende forma con una precisione chirurgica: ogni innesto risponde a un’idea, ogni scelta è coerente con una visione. Il Presidente Carlomagno firma una delle sessioni più ambiziose degli ultimi anni, una sessione che manda un messaggio chiaro al campionato: Trebisacce non aspetta. Trebisacce chiama. Trebisacce pretende. Trebisacce vuole vincere.

Sezione: Eccellenza / Data: Mar 14 luglio 2026 alle 09:51
Autore: Rocco Calandruccio
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