L’intervista ai microfoni di TuttoCalcioCalabria.it di Alberto Criaco, allenatore dell'Africo. Arrivato a dicembre sulla panchina della squadra del suo paese, l'ex mister di Bovalinese, Brancaleone e Ardore, ha condotto l'Africo alla salvezza, dopo una clamorosa rimonta, impensabile per chiunque, visti i 0 punti nelle prime tredici gare.

Mister, quando è arrivato lei sulla panchina dell'Africo, la squadra non aveva collezionato nemmeno 1 punto in tredici giornate, mentre, con lei, nelle successive sedici, sono stati totalizzati 35, dietro solo a Deliese e Gioiosa. Undici vittorie, due pareggi e tre sconfitte: qual è il suo pensiero riguardo questo ruolino di marcia?

"Se facciamo una media punti, siamo intorno ai 2,2, dunque partendo dall'inizio si arrivava a quasi 70 punti così, ovvero campionato vinto, perché se guardiamo ad oggi la classifica, Deliese e Gioiosa possono arrivare al massimo a 68. Addirittura l'anno scorso si è vinto a 60 punti. In questa stagione il livello della Promozione si è alzato tantissimo, ma avremmo concluso lo stesso la stagione al primo posto, però va bene così, perché abbiamo fatto un'impresa: chiudere a 3 punti il girone d'andata e salvarci aritmeticamente a una giornata dalla fine è tanta roba. Noi avremmo firmato per fare un playout in casa quando ci siamo insediati io e i due Direttori, Amato e Criaco, dunque è già un successo aver fatto tutto ciò".

Lei ha iniziato questa stagione senza panchina dopo la delusione dello scorso anno con l'Ardore: si aspettava questa chiamata dell'Africo o era in attesa di altro?

"Non ero in attesa perché, in estate, ho rifiutato due panchine di Promozione, entrambe con grosse ambizioni, ma non ho accettato perché avevo bisogno di riposarmi dopo l'annata storta dell'anno prima. A dicembre ho ricevuto un'altra chiamata, sempre in Promozione, e stavo trattando, ma ti dico la vertà, al cuor non si comanda: sicuramente grazie all'intervento del Direttore Leo Criaco e del Sindaco Domenico Modaffari, poi anche per un sentimento mio, essendo africese, ho deciso di sposare questo progetto perché sapevo che si poteva fare. Conosco il Sindaco e il Direttore e sono persone che vogliono sempre raggiungere gli obiettivi, così come me, dunque ci siamo trovati alla grande, facendo una campagna acquisti importante".

Lei è arrivato in una situazione davvero critica e siete riusciti a ottenere una salvezza diretta, sulla quale probabilmente nessuno avrebbe scommesso, ma, a dicembre, cosa ha detto ai ragazzi, in uno spogliatoio in cui sicuramente si respirava un'aria pesante?

"La prima cosa che ho detto ai ragazzi è di cercare di non guardare la classifica almeno per i primi due mesi e di stare tranquilli perché ne saremmo usciti. Ho cercato di essere positivo sin dal primo approccio nello spogliatoio e ho visto quel fuoco che ardeva nei ragazzi, soprattutto in quelli di Africo. Siamo stati anche bravi e fortunati a inserire dei ragazzi stranieri, che hanno dato tutto, hanno capito quello che chiedevamo. Non mi è stato difficle, ma ho solo chiesto di guardare partita dopo partita e così hanno fatto. Eravamo a 15 punti dalla salvezza e guardando la classifica non era facile, però, con quella nostra sana follia, siamo riusciti a tirarci fuori. Quando, dopo due mesi, abbiamo guardato la classifica avevamo già tre squadre sotto, però era impensabile riuscire addirittura a salvarci senza i playout".

Un momento decisivo di questa super rimonta è stata la vittoria per 1-0 a Melito. Io ero lì e lei, dopo il triplice fischio, si è lasciato andare in un'esultanza piena di gioia, accompagnata dall'esclamazione: "Siamo salvi". In quell'istante era davvero convinto che avreste raggiunto l'obiettivo?

"La partita di Melito è stato lo scoglio più arduo. Loro, per tradizione, ci hanno quasi sempre battuto: qualche anno fa abbiamo perso un playout contro di loro e anche quando giocavo con l'Africo li soffrivamo. Sapevo dell'importanza della partita e ho capito che ci saremmo salvati perché ormai avevamo preso consapevolezza: in una sfida tirata come quella, ho visto i ragazzi concentrati. Quell'esclamazione l'ho ripetuta ai ragazzi a fine partita e ai dirigenti il martedì successivo: ho detto che saremmo dovuti rimanere sul pezzo, ma che ce l'avremmo fatta, perché ormai la macchina era lanciata e sapevo che difficilmente avremmo sbagliato le gare successive. In effetti, da lì in poi, sono state quasi tutte vittorie, tranne a Delianuova, dove gli obiettivi erano diversi e abbiamo dato largo anche ai giovani in quella partita per non rischiare i diffidati".

A 90' dal termine, in vetta alla classifica ci sono Deliese e Gioiosa, prime a pari punti e con l'ipotesi di uno spareggio sul sfondo. Secondo lei la lotta si risolverà così e chi la spunterà?

"Secondo me andranno allo spareggio. Qualora la Bovalinese vincesse domenica contro il Taurianova, e credo che si riuscirà, Ardore e Pro Pelaro sarebbero fuori dai playoff, con l'unica semifinale tra San Nicola Chiaravalle e Bovalinese, quindi la quinta non disputerebbe alcuno spareggio. Per questo motivo credo che l'Ardore non abbia motivo di andare a fare una guerra alla Deliese, mentre il Gioiosa vincerà tranquillamente contro il Bianco. Per quanto riguarda lo spareggio ci arriverà un pochino meglio il Gioiosa, fermo restando che quest'ultima ha costruito una squadra importante per vincere il campionato, con cinque/sei elementi, che, negli ultimi anni, hanno disputato campionati di Serie D, mentre la Deliese si è ritrovata lì un po' per caso, pur conducendo fin dalla prima giornata. In una partita secca può succedere di tutto, perché sono due squadre che battagliano, però, secondo me, ci arriva meglio il Gioiosa".

Lei è di Africo, come ha detto in precedenza, ed è la prima volta che si ritrova ad allenare la squadra del suo paese. Che emozioni si provano?

"Io ho allenato piazze importanti: a Bovalino ho vinto due campionati, a Brancaleone ho vinto la Promozione e abbiamo fatto i playoff in Eccellenza, battendo diversi record, anche Ardore, nonostante si sia persa una finale play out, però le emozioni che si provano insieme alla tua gente non hanno eguali. Le senti dentro, ci metti sempre qualcosa in più, quindi la gioia di questa salvezza la equiparo ai campionati vinti in altre piazze. Ho visto ieri la gioia dei ragazzini, anche perché retrocedere dalla Promozione in un paese come Africo, dove adesso abbiamo uno dei migliori campi della provincia di Reggio Calabria, magari avrebbe fatto perdere per strada i ragazzi, invece mantenere una categoria che ha della visibilità può consentire, negli anni a venire, di farli crescere e portarli in prima squadra. Dunque tutto questo è motivo d'orgoglio e di poter dare quella spinta in più per non far spegnere quel fuoco che c'è in questo paese per la squadra. Bisogna dire grazie ai nostri tifosi, che tutte le domeniche hanno riempito lo "Stadium" di Africo".

Finito il campionato, si inizierà già a programmare la prossima stagione: lei sa già se rimarrà su questa panchina e, secondo lei, l'Africo, partendo in un certo modo, diverso da quest'anno, può puntare ai vertici della classifica?

"Abbiamo parlato ieri con il Sindaco, con i Direttori e con i dirigenti e, a dir la verità, ho chiesto due mesi di riposo, dopo aver onorato l'ultima partita, com'è giusto che sia. Non mi sento di prendere impegni, ma qualora l'Africo costruisse una squadra per puntare ai primi posti, non ti nascondo che rimarrei. Questi quattro mesi, seppur pochi, sono stati molto intensi e dispendiosi, perché abbiamo giocato queste sedici partite sempre con unico risultato in testa, quindi questa cosa, alla lunga, ci ha logorato un poco. Tra due mesi ci si può sedere e vedere quello che può succedere, però il 31 giugno mi scade il contratto e rimango libero da impegni. Se ci dovessero essere le condizioni, è normale che non mi dispiacerebbe continuare ad Africo, perché è il mio paese e mi ci sono trovato pure bene come allenatore".

Sezione: Primo Piano / Data: Lun 27 aprile 2026 alle 15:46
Autore: Gabriele Mafrica
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