Reggina-Messina, 18 aprile 2007: l'ultimo derby calabro-siculo che profumava di Serie A.
Il tempo, anche nel calcio, ha la capacità di trasformare i ricordi in reliquie da rispolverare ogni tanto, soprattutto nelle ricorrenze, con quel pizzico (o anche macigno) di nostaglia, che viene alla luce spontaneamente paragonando i tempi - quelli belli - con l'epoca attuale.
Il 18 aprile 2007 non è stato un mercoledì come gli altri per le tifoserie di Reggina e Messina: è stata l'ultima danza in Serie A tra le due regine dello Stretto.
UN GRANILLO IN ESTASI
Quel pomeriggio al "Granillo" l'atmosfera era di quelle da incorniciare; non era solo uno stadio l'impianto di viale Galilei, ma letteralmente una polveriera di passione, orgoglio, appartenenza e consapevolezza.
Da una parte la Reggina di Mazzarri, reduce dalla storica rimonta post calciopoli e vicina ad una salvezza che fino a qualche mese prima era utopia; con una rosa che adesso potrebbe giocarsi l'Europa: Rolando Bianchi e Nick Amoruso su tutti, ma senza dimenticare i vari Aronica, Foggia e Lucarelli, giusto per citarne alcuni.
Dall'altra il Messina targato Bruno Giordano con il tandem Di Napoli-Riganò in attacco ad impensierire la difesa amaranto , reduce da una stagione travagliata e carica di tensioni ma consapevole che il derby non è una partita come le altre; ancor di più il derby dello stretto, che oltre ai tre punti da quella supremazia di "Chi comanda lo Stretto".
BATTAGLIA IN CAMPO, CALCIO E NON SOLO
La partita fu esattamente quella che ci si attendeva; agonismo e battaglia su ogni pallone, il Var e la perenne ricerca del bel calcio, la maledetta partenza con costruzione dal basso unita alla tattica per forza di cose allora non esistevano o non facevano da padrone ad un calcio ben diverso rispetto a quello di oggi, ma possiamo parlare di trincea allo stato puro e difesa di due vessilli.
La Reggina, spinta da un pubblico che urla vendetta dal lontano 1989 ogni volta che vede il giallorosso peloritano, aggredì la partita con una "garra" d'altri tempi, conoscendo bene il peso specifico di quella vittoria e rendendo immortale il ciclo di Walter Mazzarri dalla parte calabrese dello stretto; mentre il Messina oppose resistenza tentando di spegnere l'orgoglio amaranto ma sena riuscirci.
Quel match finì 3-1, con i sigilli di Rolando Bianchi – l'uomo simbolo di quella cavalcata – e la firma di Nicola Amoruso, in un tripudio che ancora oggi, a quasi vent'anni di distanza, fa venire la pelle d'oca a chi c'era. Fu una vittoria che non valse solo tre punti, ma una fetta enorme di quella permanenza in A che i tifosi amaranto custodiscono gelosamente tra i ricordi più belli.
NOSTALGIA DI UN CALCIO PERDUTO
Oggi, guardando alla Reggina di questo momento storico, quella giornata del 2007 appare come un film in bianco e nero, proiettato in una sala diversa. Le difficoltà societarie e sportive, il susseguirsi di stagioni complesse, hanno reso il ricordo di quegli anni un balsamo necessario.
Vedere la Reggina soffrire oggi fa mlae, ma alimenta anche una consapevolezza: se quella squadra è riuscita a risalire la china dall'inferno della classifica in quel 2007, è perché la maglia amaranto ha una resilienza intrinseca, forgiata nel carattere della sua gente.
E il Messina? Anche per i cugini siciliani, quel derby del 18 aprile rappresenta uno spartiacque. Entrambe le piazze, dopo aver solcato i palcoscenici più prestigiosi d'Italia, si sono ritrovate a combattere battaglie in contesti decisamente più aspri. La citazione al Messina, oggi, non è rivolta alla rivalità sportiva, ma alla condivisione di un destino: quello di due tifoserie nobili, calde, spesso tradite dalle contingenze del calcio moderno, che continuano a sognare di poter tornare, un giorno, a guardarsi negli occhi nello scenario che spetta loro per storia e tradizione.
IL FILO AMARANTO/GIALLOROSSO CHE UNISCE LO STRETTO
Il 18 aprile 2007 è stato l'ultimo atto di una saga che ha fatto sognare la Calabria e la Sicilia. Il calcio è ciclico, si dice. E sebbene la realtà di oggi imponga piedi per terra e umiltà, ripensare a quella giornata serve a ricordare che la passione, quella vera, non retrocede mai. Nonostante le categorie, nonostante il tempo, la Reggina continua a camminare con il peso della sua storia sulle spalle, in attesa che lo Stretto torni a ribollire di quella sana, bellissima rivalità che solo il calcio sa regalare.
QUELLA VOLTA LI "IO C'ERO"
I ricordi si affollano e mi riportano a quel mercoledì di sole. Io, quel giorno, ero lì sui gradoni del "Granillo" come da circa quindici anni a quella parte. Era l’anno della mia maturità, quell'età strana in cui pensi che tutto sia possibile e che il mondo ti appartenga. Avevamo ancora negli occhi le immagini di Berlino e di quella Coppa del Mondo alzata al cielo l'estate precedente; non potevamo sapere che quel 2006 sarebbe stata l’ultima volta che avremmo visto l’Italia sul tetto del mondo, prima di perderci in un deserto fatto di mancate qualificazioni.
Eravamo figli di un calcio che oggi sembra preistoria: Reggina e Messina danzavano insieme nel massimo campionato, portando l'orgoglio dello Stretto nell'élite del pallone italiano. Per me, tra un'interrogazione ed un compito in classe, la vera materia d'esame era la salvezza della Reggina. Ricordo la tensione che mi stringeva lo stomaco, il boato dello stadio che copriva ogni pensiero e quella sensazione di onnipotenza che solo un derby vinto sa regalarti. Eravamo grandi, eravamo in Serie A, ed eravamo felici senza saperlo.
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