La sensazione, più che un verdetto, è un déjà‑vu: il playoff del girone I tra Nissa e Reggina si consuma in uno 0-0 che non lascia tracce, non accende futuro, non sposta equilibri. Una partita che sembra costruita apposta per confermare l’inutilità di questa post‑season, un meccanismo che premia il piazzamento e non il campo, che illude senza offrire reali prospettive di ripescaggio in Lega Pro, ormai ridotte a un lumicino. Il primo tempo è stato un lungo sbadiglio, una mezz’ora avara di emozioni. La Nissa parte forte, la Reggina spreca l'unica occasione da goal con Mungo, che dall'interno dell'area calcia e si fa respingere la conclusione da un difensore avversario. Nella ripresa gli amaranto si rendono pericolosi in più occasioni, ma sono  i  siciliani ad avere la palla della vittoria : De Felice, ex di turno, che in pieno recupero manda alto da pochi passi il pallone che avrebbe riscritto la storia di questa gara. Poi i supplementari, che non hanno aggiunto nulla se non stanchezza e la sensazione che il destino fosse già scritto.

La Nissa avanza, ma non cambia la propria traiettoria: il regolamento la premia, il campo no, e il futuro resta appeso a incastri federali che raramente sorridono. La Reggina esce senza perdere, ma è un dettaglio che non consola e non serve. Perché il vero tema non è questo playoff, è ciò che viene dopo. La Reggina è davanti a un bivio che non può più ignorare. Deve decidere chi vuole essere, con quali persone, con quale progetto, con quale credibilità. Non basta più galleggiare, non basta più affidarsi alla speranza, non basta più vivere di ricordi. Serve una struttura, servono competenze, serve una direzione chiara. Serve smettere di rincorrere emergenze e iniziare a costruire un’identità.

Il campo ha chiuso la stagione con un pareggio che non racconta nulla. Il resto, però, non può più aspettare. Il futuro della Reggina non si gioca nei playoff, ma nelle scelte che verranno prese adesso. E questa volta non ci sarà un miglior piazzamento a salvarla.

Sezione: Reggina / Data: Dom 17 maggio 2026 alle 19:04
Autore: Rocco Calandruccio
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