Ai microfoni di TutttoCalcioCalabria Fabio Moscelli, ex attaccante del Catanzaro e oggi allenatore della Soccer Trani, formazione con la quale ha appena centrato con sei giornate d'anticipo la promozione nel campionato di Eccellenza pugliese. Moscelli, parla del momento del Catanzaro e dei suoi trascorsi in giallorosso (2001-2003), ma anche di un calcio italiano che continua a rimanere indietro rispetto al resto d'Europa.
Mister, da ex giallorosso è contento di vedere il Catanzaro protagonista in cadetteria anche per questa stagione ?
"Assolutamente si, lo merita la piazza che vive da sempre di pane e calcio. I risultati ottenuti in questi anni da parte del Catanzaro, sono frutto di un lavoro straordinario della dirigenza, la quale sta dimostrando di saper far calcio con competenza e lungimiranza".
Come le sembra questa Serie B ?
"Sinceramente mi sembra orientata verso un livello piuttosto basso. Vedere le partite mi diverto poco, manca quella fantasia o quel gesto tecnico che ti entusiasma. Si pensa più a non prenderle che a trovare il goal".
Allora il Catanzaro è una mosca bianca da questo punto di vista.
"Certo che si, seguivo la squadra già dai tempi di Vivarini, il fatto che i suoi successori hanno fatto anche bene dimostra come la società metta nelle condizioni ideali tecnici e giocatori a rendere al meglio. A Catanzaro c'è un'idea di calcio, vale a dire quella di divertire e vincere, cosa che purtroppo oggi non vediamo così di frequente".
Questa squadra può dire la sua ai play off?
"Se arriveranno bene sia fisicamente che mentalmente possono far male a chiunque, perciò sarà importante avere tutta la rosa a completa disposizione e tentare di fare un bel regalo ad una tifoseria eccezionale".
Mister, lei parlava di competenza e lungimiranza, due termini figli del concetto di programmazione. Non pensa che in Italia il termine "programmazione" è sulla bocca di tutti e nei fatti di pochi?
"Purtroppo si, questo è anche dovuto dal fatto che siamo troppo legati al risultato e non alla costruzione. Continuiamo a perseverare negli errori nonostante i risultati disastrosi del nostro calcio, sia a livello di club ch di nazionale. Il discorso è troppo lungo e coinvolge dai settori giovanili ai professionisti. Sono poche le società che programmano e credono fortemente sui giovani, altri invece improvvisano con continui cambi di allenatori e obiettivi mai raggiunti. L'allenatore è la punta dell'iceberg, se dietro non c'è una società solida e competente si rischia di andare incontro solo a fallimenti".
Facendo un pò di amarcord, che ricordi conserva di quel suo biennio in giallorosso?
"Sono stati due anni stupendi, mi sono trovato benissimo con tutto l'ambiente. L'unica nota stonata, è quel maledetto calcio di rigore fallito nella finale play off con l'Acireale, che a mio avviso ci avrebbe poi spianato la strada verso la Serie C1. Mi dispiace che per quell'errore dal dischetto qualcuno mise in discussione la mia professionalità, perché io per quei colori ho dato tutto me stesso. Auguro al Catanzaro e ai suoi tifosi di conquistare la Serie A, oltre che un futuro da protagonista nel calcio che conta. Lo merita la piazza".
Mister, guardando il presente lei ha appena centrato alla guida della Soccer Trani la promozione in Eccellenza con 6 giornate d'anticipo. E' il primo passo per riportare i biancocelesti nel professionismo?
"Sono felicissimo di questo traguardo, frutto del lavoro della società e dei ragazzi in campo. Abbiamo fatto un qualcosa di eccezionale e non vogliamo fermarci, anche perché per il centenario del club vogliamo provare a tornare nel professionismo, un traguardo che la piazza di Trani merita di ritrovare dopo averla fatta per tanti anni".
Per lei, Trani rappresenta un punto di partenza o d'arrivo? Sia sincero.
"Da barese vorrei riportare il Trani il più in alto possibile, ma essendo un grande sognatore non mi precludo nulla e voglio sempre migliorarmi. Vedremo cosa mi riserverà il futuro".
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