Calabrese doc, nato a Catanzaro prima di spiccare il volo prima da calciatore e poi da allenatore. Gaetano Fontana è uno degli allenatori maggiormente apprezzati nell'ambito della Serie C, l'ultima esperienza a Gubbio ma anche quella sfortunata con il Cosenza ma da calciatore ha indossato anche la maglia della Reggina. A tal proposito è intervenuto ai microfoni di TUTTOcalcioCALABRIA per parlare delle maggiori realtà calcistiche calabresi e dell'esperienza passata.
Quarta vittoria consecutiva per il Catanzaro, piena zona playoff. Come giudichi il loro campionato e soprattutto il loro lavoro nel corso del tempo?
"C'è stato un periodo di conoscenza tra il nuovo staff tecnico e i giocatori giovani che sono arrivati, sono partiti con il freno a mano tirato perché non era semplice mettere tutti i pezzi insieme. E' necessaria una fase di apprendistato, poi la squadra ha iniziato a trovare continuità e dopo la partita con il Palermo è partito un altro campionato. La squadra è andata in fiducia, ha i punti che merita e li ha ottenuti con un lavoro certosino e con la ricerca del risultato con il gioco. Ci vuole un po' più di tempo, ma quando si arriva al giusto compromesso la squadra si avvicina in ogni gara la vittoria. Il mister ha avuto modo di approfondire meglio alcuni concetti".
Sei di Catanzaro, quanto è importante avere gente come Iemmello e un presidente tifoso come Noto in un epoca con proprietà straniere e fondi. Quanto è importante per il progetto?
"Avere una proprietà tifosa è fondamentale, i Noto sono conosciuti anche perché sono grandissimi imprenditori e sono leader indiscussi. Hanno la lucidità e la freddezza dell'imprenditore. Si sta facendo un grandissimo lavoro in termini di continuità, con altre proprietà si rischia sempre di cambiare gestione. La continuità nel lavoro e verso un certo tipo di calcio, la proprietà va a scegliere gli allenatori che hanno culturalmente un certo tipo di calcio. Iemmello invece è la pietra miliare del Catanzaro, le partite vengono affrontare in modo diverso e la sconfitta per chi ci è passato la senti in maniera dolorosa. E' un giocatore che fa la differenza, le sue qualità non si mettono in discussione e forse prima non aveva trovato la giusta continuità per parlare di un giocatore con un altro tipo di carriera. Sono felice che a Catanzaro stia dando il massimo".
Adesso arriva una partita molto importante con il Frosinone, dove può arrivare questo Catanzaro?
"Sarà una partita difficile, è stato sempre nei quartieri alti della Serie B e questo Frosinone è la sorpresa del campionato. Sta facendo un grande lavoro con Alvini, è una partita difficile ed aperta come nella sfida dell'andata dove il Catanzaro non meritava di perdere. Bisogna tenere in considerazione un aspetto, la continuità ti avvicina sempre di più al successo. Mi piacerebbe vedere Aquilani dare continuità a questo progetto e vedere fiorire il Catanzaro tra uno o due anni. Può consolidare questo posto in classifica e giocarsi i playoff con la spensieratezza di chi non ha nulla da perdere rispetto ad altre".
Catanzaro in B, ma Crotone e Cosenza in C e addirittura la Reggina che fatica in D. Perché il calcio calabrese non riesce a decollare?
"Ci sono dei cicli anche negativi che devi saper vivere come è successo anche per il Catanzaro, adesso lo stanno vivendo le altre squadre. Cosenza, dopo la retrocessione, ha vissuto un'estate particolare. Tutti vogliono via Guarascio, non c'è unità di intenti tra società e tifosi e in casa si gioca senza pubblico. Non è una brutta squadra, negli undici è una delle migliori ma manca la profondità della rosa. Il Crotone ha cambiato il progetto, sta lavorando con giovani di prospettiva e facendo crescerli con un chiaro progetto con Longo. Quest'anno è l'anno uno, la società ha cercato di ridimensionare i costi di gestione. La Reggina invece fatica a trovare la via per tornare tra i professionisti, ho vissuto quella piazza e mi dispiace. C'è da uscire da questa categoria, non è semplice e bisogna trovare le giuste alchimie tra quelli che sono le dinamiche societarie e ambientali. Stanno provando a vincere, cinque punti non sono tanti ma non sono nemmeno pochi visto il numero di squadre che competono. Le quattro squadre della Calabria dovrebbero stare nel professionismo per piazza e territori".
Tornando al passato, l'esperienza al Cosenza da allenatore. L'esonero, la B conquistata poi con Braglia ai playoff. Immaginavi quell'epilogo?
"Sapevo di andare in un posto dove non avrebbero perdonato nulla, sapevo che era difficile ma era una difficoltà anche tecnica. Guarascio era rimasto colpito dal lavoro a Castellammare, voleva replicassi quel calcio ma avevo ereditato un gruppo che veniva da un altro percorso. E' un po' come successo ad Aquilani a Catanzaro, ma non c'è stata pazienza. Alla prima difficoltà il presidente ha voluto abbandonare quell'idea anche accusandomi di aver portato giocatori non idonei a quel tipo di campionato come Tutino, Bruccini, Palmiero che poi sono diventati giocatori simbolo. Bisognava avere solo la pazienza, quando non ci sono queste componenti si vanifica tutto. E' stata un'esperienza che mi ha portato insegnamenti".
Il tuo nome è stato accostato a tanti club, quando ti rivedremo in pista?
"Sicuramente è stata una scelta mia non ritornare, ho avuto diverse opportunità e l'ultima qualche giorno fa. Se non sono su una panchina è stato per mia scelta, a Gubbio ho fatto un certo tipo di lavoro e stavo cercando di poter arrivare a curiosare l'attenzione di qualche club che voleva fare un certo tipo di percorso. Nessuno ha la bacchetta magica, nel calcio anche quando giocava è il lavoro che ti avvicina al risultato e non l'improvvisazione. Non mi si è accesa la famosa spia, meglio evitare quindi".
Autore: Redazione TCC
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