La Reggina supera il Paternò, ultimo della classe, ma non cambia nulla. Non nella corsa promozione, non nella percezione generale, non nella sostanza di una stagione che ha preso una direzione chiara da tempo. A due giornate dal termine, il distacco da Nissa e Savoia resta immutato e il margine per sperare si riduce a un esercizio di fede più che di logica sportiva. Le dichiarazioni rilasciate nel post‑gara da alcuni dirigenti amaranto hanno aggiunto un ulteriore livello di confusione. Invece di assumersi responsabilità, si è preferito evocare presunte irregolarità sugli altri campi. Se davvero esistono dubbi sulla regolarità del torneo, la strada è una sola: un esposto formale alla Procura Federale, indicando partite e anomalie. Diversamente, si tratta di affermazioni che alimentano tensioni senza produrre alcun risultato se non quello di giustificare i propri disastri.

Le ultime settimane hanno mostrato con chiarezza i limiti della squadra. Contro avversari chiusi e senza pretese, la Reggina ha faticato a trovare soluzioni, confermando una mancanza di incisività che ha accompagnato l’intera stagione. La qualità e il carattere non si improvvisano: o ci sono, o non ci sono. Il fallimento non è episodico, ma sistemico. La società ha mostrato limiti evidenti nella programmazione e nella comunicazione; la squadra non ha saputo assumersi il peso dei momenti decisivi. Il risultato è un quarto anno consecutivo in Serie D che appare sempre più probabile, con una tifoseria che ha continuato a sostenere senza ricevere un adeguato ritorno.

Il professor Ballarino è diventato, suo malgrado, il volto più esposto di questa società. L’unico errore che gli si può attribuire è la scelta di un entourage non all’altezza delle ambizioni dichiarate. Per il resto, ha pagato la sua disponibilità a metterci la faccia, diventando il bersaglio più semplice da colpire. Tra i calciatori, soprattutto tra i più esperti, è mancata quella leadership che in categorie come la Serie D fa spesso la differenza. In troppi si sono nascosti nei momenti cruciali, lasciando un vuoto che si è riflesso sul campo. Il tecnico Torrisi ha avuto il merito di riportare un minimo di equilibrio in un ambiente agitato. Ma oltre un certo punto non si può andare: le partite le vincono i calciatori, e la squadra non ha risposto con la continuità necessaria.

La speranza nel miracolo è legittima, ma rischia di essere un’illusione. La Reggina deve guardare avanti, e il futuro del club passerà inevitabilmente anche dalle scelte della politica cittadina, chiamata a decidere se e come rilanciare un patrimonio sportivo che non può essere lasciato alla deriva.

Buona fortuna, Reggina. Il cammino che ti attende è più complesso della classifica.

Sezione: Reggina / Data: Lun 20 aprile 2026 alle 08:52
Autore: Rocco Calandruccio
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