Il Cosenza sta affrontando l’ennesima stagione costruita sul nulla, con un mercato che definire povero è un complimento. Prestiti, svincolati, profili tappabuchi: questa non è strategia, non è programmazione, non è calcio professionistico. È sopravvivenza disperata, mascherata da normalità.La rosa è ridotta, indebolita, impoverita, e chi prova a negarlo mente a sé stesso. Lucioni è stato mandato a fare mercato senza soldi, senza struttura, senza copertura, costretto a fare le nozze con i fichi secchi quando non ci sono nemmeno i fichi secchi. È stato abbandonato, come tutti i suoi predecessori, da una società che non esiste se non sulla carta intestata.Coppitelli dovrà tentare un miracolo. Non un’impresa: un miracolo. Perché solo un miracolo può trasformare questa rosa in una squadra vera. E a Cosenza i miracoli li pretendono sempre dagli allenatori, mai da chi dovrebbe garantirli.Ma c’è un punto che grida più forte di tutti: nonostante le cifre incassate dalle cessioni, il bilancio è sempre in perdita. Sempre. E questo non è normale. Questo non è spiegabile con la retorica del “siamo una piazza difficile”. Questo non è giustificabile con la favola del “siamo una società virtuosa”.

Qui c’è un problema strutturale, gestionale, amministrativo. Qui c’è qualcosa che va spiegato, qualcosa che va analizzato, qualcosa che va messo sul tavolo. Perché non è possibile che ogni estate il Cosenza incassi, venda, monetizzi… e poi presenti bilanci in rosso, una squadra indebolita e un mercato da retrocessione annunciata. La domanda è semplice: dove finiscono i soldi? Il progetto è morto. Il problema ha un nome e un cognome: Guarascio. Un presidente che continua a trattare il Cosenza come un affare personale, non come un patrimonio della città. Una proprietà che persevera, incurante della piazza, della storia, della tifoseria. Un’Amministrazione che abbaia ma non morde, che protesta a parole e poi si siede, diventando complice di questo scempio.

Il risultato è devastante: una società che non investe, non comunica, non cresce; una squadra che ogni anno riparte da zero; una tifoseria che non si riconosce più nel proprio club; una storia ultracentenaria infangata da chi non la ama. Liberate il Cosenza. Liberatelo da chi lo usa. Liberatelo da chi lo soffoca. Liberatelo da chi lo tiene in gabbia mentre i bilanci affondano e la squadra si indebolisce.Il lupo non può più restare prigioniero. Non dopo tutto questo.

Sezione: Cosenza / Data: Gio 06 agosto 2026 alle 10:57
Autore: Rocco Calandruccio
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