Ai microfoni di Tuttocalciocalabria.it, mister Enrico Buonocore, ex attaccante di Cosenza, Messina, Ravenna e non solo. Lo ricordiamo tutti per le sue giocate straordinarie che hanno emozionato le platee di tutti gli stadi d'Italia. Non a caso era chiamato da tutti "Il Poeta di Ischia", proprio perchè la sua elevata qualità tecnica era poesia pura per chi ama il vero calcio.
Enrico, tra le tue tante squadre in cui hai giocato c'è anche il Cosenza, dove ancora oggi conservano di te un bellissimo ricordo. Da ex rossoblù, che sensazioni provi a vedere questa rottura ormai insanabile tra l'ambiente e la proprietà?
"Quello che sta accadendo a Cosenza è un qualcosa di assurdo, vedere gli spalti deserti del San Vito - Marulla è un qualcosa di allucinante. Quando giocavo io era tutt'altra cosa, anche se mi rendo conto che era decisamente altri tempi. Sicuramente i tifosi hanno le loro ragioni, ma mi domando perchè Guarascio continui a far calcio in una piazza che da tempo non lo vuole più. Tifosi a parte, si è aggiunto anche lo scontro con l'Amministrazione Comunale, quindi la situazione può solo che peggiorare".
Pensi che il Cosenza soffrirà in questa stagione?
"Lo scorso anno c'era la stessa situazione, ma Buscè riuscì a far un gran lavoro. Quest'anno è tutto un'incognita, considerato che ad oggi la rosa è stata indebolita e non sarà facile per il nuovo tecnico. Da ex mi auguro che il Cosenza faccia un buon campionato, ma servirà lottare e saper soffrire nei momenti di difficoltà".
E' una Lega Pro che vede diverse nobili decadute in difficoltà. Come te lo spieghi?
"La Ternana, altra mia ex squadra, è l'esempio più calzante. Ci metto anche il Perugia tra queste. Secondo me, incidono i troppi ingaggi elevati, in una categoria dove hai più da perdere che da guadagnare. Quando spendi tanto e non riesci a vincere diventa un attimo trovarti in difficoltà economiche e perdere il professionismo come è avvenuto a Terni. Discorso diverso se sei una società come il Ravenna, anche questa mia ex squadra, dove il presidente è forte economicamente e ha tanta passione".
Salendo di categoria, il Catanzaro è quella che porta in alto il nome della Calabria calcistica. I giallorossi ogni anno cambiano guida tecnica e si privano di elementi di spessore. Pensi che quest'anno si confermeranno ad alti livelli in Serie B?
" Sono certo che il Catanzaro farà bene anche in questo campionato. Quando hai alle spalle una società forte e competente i risultati arrivano sempre e vedrai che arriveranno anche quest'anno".
Quale giocatore ti ha particolarmente impressionato dei giallorossi?
"Pittarello mi è piaciuto tantissimo, un attaccante in grado di saper fare reparto da solo. Ho letto che lo vuole il Pisa, ed è merito suo e del Catanzaro che in questi anni è riuscito a valorizzare tutto il suo potenziale".
Capitan Iemmello?
"Iemmello non lo scopro di certo io, giocatore importantissimo che ha sempre garantito un numero importante di goal. Non è facile essere profeti in patria, lui da catanzarese sente questa maglia come una sua seconda pelle, ed è un leader straordinario".
Lasciando i professionisti, tu prima citavi Ravenna, società guidata per gran parte dello scorso campionato da Marco Marchionni. Il tecnico romano è appena approdato alla Reggina. E' l'uomo giusto per tirare fuori gli amaranto dalla Serie D?
"Parto col dire che vedere la Reggina in D è un insulto al calcio. Riguardo Marchionni, è un tecnico che conosce molto bene la categoria e può far bene, visto che alle spalle ha una proprietà importante che lo metterà di certo nelle condizioni per poter vincere. A Ravenna gli veniva contestato il fatto che la squadra non esprimesse un bel gioco, lì nonostante manchino da un pò di anni dal calcio che conta sono sempre esigenti. La Reggina ha tutto per vincere, la concorrenza non manca, ma Reggio non c'entra proprio nulla in questa categoria".
Nello stesso girone degli amaranto c'è la Vibonese del tuo amico Marra, protagonista di un mercato importante. Se ne parla poco della Vibonese in chiave promozione , pensi che potranno dire la loro?
"Quando se ne parla poco è un bene, credimi. Sai bene l'amicizia che mi lega a mister Marra, uno che già lo scorso anno fece bene all'Igea Virtus, peccato però che quel -5 ha condizionato una stagione che fino a quel momento era a dir poco straordinaria. Con lui mi sento spesso, è un tecnico molto preparato e quest'anno può giocarsi tranquillamente la vittoria del campionato, visto che la società ha condotto fin qui un mercato davvero importante".
Tu e Marra, siete stati tra i principali protagonisti della rinascita del Messina. Cosa provi nel vedere i peloritani in Eccellenza?
"Lo stesso discorso fatto per la Reggina, non si possono queste piazze in certe categorie. La società ha commesso il grave errore di allontanare Pippo Romano, tecnico sul quale puoi sempre contare sia in termini di esperienza che competenza. Sono certo che il Messina risalirà presto, le possibilità ci sono tutte, perciò mi auguro che questa sia soltanto una brutta parentesi e che i tifosi giallorossi possano rivedere presto la luce. Se il Messina tornerà a giocare al Celeste sarà difficile per chiunque uscire indenne, essendo uno stadio speciale che offre la possiiblità ai tifosi di sostenere la squadra a pochi metri dal terreno di gioco".
Non è un caso che dopo l'Era Franza nessuno è riuscito a riportare il Messina dove merita.
"La famiglia Franza, ha una forza economica non comune. Ha avuto il merito di riportare dopo tanti anni Messina in Serie A, ma gli è mancata una dirigenza competente e lungimirante. Tanti soldi spesi male, con conseguente retrocessione e fallimento".
Il calcio italiano è sempre più in profonda crisi, anche gli ultimi eventi in FIGC lo hanno confermato. Come è possibile che non si riesca trovare la giusta soluzione per rimettere in piedi il nostro calcio?
"Maldini era la persona giusta da cui ripartire, ma ha il dono di non accettare compromessi da parte di nessuno. Ritengo Malagò una figura inadeguata per il ruolo di presidente della Figc, ma purtroppo è tutta politica. Alla fine ha scelto gli amici suoi, Mancini e Ranieri, verso i quali nutro rispetto ma non credo che cambieranno le cose".
I talenti italiani ci sono, ma continuiamo a non puntarci. Perché?
"Perchè è nella nostra cultura, pur sapendo che mai come in questo momento è fondamentale puntare sui giovani. Le nostre nazionali giovanili stanno facendo bene, ma se poi questi ragazzi non hanno spazio nelle proprie squadre di appartenenza diventa impossibile avviare un cambiamento totale".
Tu sei sempre stato contro le Scuole Calcio.
"Assolutamente si, per questo non ho mai pensato di aprirne. La gran parte delle figure presenti nelle scuole calcio sono inadeguate, perciò diventa soltanto una questione di business. Io vivo ad Ischia, qui ce ne sono davvero tante, facendo due calcoli scopriamo che quasi tutti di questi ragazzi non riescono oppure lasciano subito il calcio. Questo deve far riflettere seriamente. Noi siamo cresciuti per strada e sulla spiaggia, era queste le nostre scuole calcio. Mi prese il Napoli nel settore giovanile, che in quegli anni era tra i più forti e non guardavano il fisico come oggi. Oggi i ragazzi lavorano più in palestra che in campo, ai miei tempi contava solo il pallone tra i piedi".
Tra questi anche il tuo concittadino Franco Brienza.
"Lo avevo portato a Ischia, faceva la differenza anche a quaranta anni e la farebbe anche ora, visto come si mantiene in forma. Lui è un altro che ha fatto una carriera importante e non è stato certo frutto del caso".
La tua Ischia, altra piazza importante, tornerà nel professionismo?
"Me lo auguro di cuore, due anni fa abbiamo vinto il campionato. Probabilmente verrà spostata nel girone delle pugliesi, dove non sarà per niente facile, ma c'è voglia di far bene".
Riguardo il tuo futuro, cosa bolle in pentola?
"Sono reduce dall'esperienza alla Santegidiese, dove ho fatto una lunga serie positiva di risultati. Poi come spesso avviene alle prime difficoltà ti mandano via dopo che l'anno prima ero riuscito a salvarli. Hanno vinto i play off e sono tornati in D, ma nel calcio ormai va così e per questo è sempre più difficile per un allenatore lavorare".
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