A ventitré anni non si dovrebbe morire. A ventitré anni si corre, si sogna, si costruisce. Massimiliano Catena invece si è fermato troppo presto, lasciando Cosenza con un dolore che ancora oggi pesa come una pietra.Centrocampista generoso, cuore enorme, piedi educati: Catena era uno dei prodotti migliori del vivaio granata. Cresciuto al Filadelfia sotto la guida di Sergio Vatta, aveva imparato la disciplina, la fatica, il rispetto. “Ercolino”, lo chiamavano: forza e altruismo, un binomio raro. L’esordio in Serie A arrivò il 6 novembre 1988, Torino‑Cesena, ingresso nel finale per Haris Skoro. Poco più di un mese e già titolare contro il Milan di Van Basten. Sedici presenze in una stagione amara, chiusa con la retrocessione.

La Reggiana lo volle per la B: Pippo Marchioro lo valorizzò, Catena rispose con trentasei presenze e una crescita evidente. Poi Cosenza, la tappa decisiva. Con Di Marzio prima e Reja poi, Catena divenne un punto fermo. Segnò a Pescara, convinse la piazza, si fece amare per la nobiltà d’animo e la continuità di rendimento.Nel 1991/92 il Cosenza sfiorò la Serie A: sogno svanito all’ultima giornata, Udinese avanti di due punti. Catena saltò quattro partite: senza di lui arrivarono solo una vittoria e un pareggio. Un dettaglio che racconta più di tante parole.

Nel 1992/93 Fausto Silipo lo mise al centro del progetto. Contro la Ternana, in una gara storta, Catena firmò un gol che resterà nella memoria collettiva: missile da trenta metri, palla all’angolino, corsa a perdifiato verso la curva. Un’immagine che oggi è storia.Dopo la partita partì per Roma: il padre era malato, lui voleva stargli vicino. Il rientro anticipato per non saltare l’allenamento fu fatale. L’auto si schiantò allo svincolo di Tarsia‑Nord. Cosenza si ritrovò di nuovo in ginocchio, dopo la tragedia di Donato Bergamini. La curva del “San Vito” venne dedicata a Catena, la città si strinse nel dolore.Massimiliano Catena non ha potuto scrivere le altre pagine del suo libro. Ma quelle che ha scritto bastano per consegnarlo alla memoria di una comunità che non lo ha mai dimenticato.

Sezione: Cosenza / Data: Sab 01 agosto 2026 alle 17:04
Autore: Rocco Calandruccio
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