Il Cosenza vive il momento più cupo della sua era moderna: un club svuotato, una squadra sradicata, una città tradita. E al centro di tutto c’è la gestione Guarascio, diventata ormai il simbolo di un declino che non è più episodico ma strutturale.Non c’è una strategia, non c’è una visione, non c’è un progetto. Il mercato è stato un esercizio di sopravvivenza, privo di idee, privo di ambizione, privo di quella scintilla che dovrebbe accendere una stagione. La rosa è tecnicamente impoverita, indebolita, ridotta a un gruppo che dovrà affrontare la Serie B con il peso di una società che non li sostiene, non li protegge, non li mette nelle condizioni minime per competere.

Il paradosso più feroce è logistico: il Cosenza giocherà tutte le gare casalinghe a Crotone, lontano dal Marulla, lontano dalla sua gente, lontano dalla sua identità. Una squadra senza casa, senza radici, senza quel calore che spesso ha fatto la differenza nei momenti più difficili. E come se non bastasse, non esiste nemmeno un campo di allenamento: si va a Camigliatello Silano, come una squadra in ritiro permanente, costretta a vagare per trovare un prato dove lavorare. È un’immagine che racconta tutto: precarietà, improvvisazione, assenza totale di professionalità.Così non si può fare calcio professionistico. Così non si può rispettare una città che vive di calcio. Così non si può pretendere di restare in categoria.

La proprietà continua a mostrarsi distante, arrogante, impermeabile alle critiche e alla realtà. Guarascio non ha rispetto per Cosenza, per la sua storia, per la sua gente. Ha trasformato un patrimonio collettivo in un oggetto amministrato senza cura, senza passione, senza competenza. Il risultato è un club che scivola verso una stagione di sofferenza annunciata, con il rischio concreto di perdere il professionismo sul campo. Non per sfortuna, ma per responsabilità diretta di chi guida la società.A questo punto, la politica locale non può più restare a guardare. Deve muoversi, deve intervenire, deve individuare imprenditori forti, credibili, capaci di rilevare il club e restituirgli dignità, struttura, ambizione. Il Cosenza non può essere lasciato nelle mani di una proprietà che non c’entra nulla con il calcio, che non lo capisce, che non lo vive, che non lo rispetta.Il presente è un incubo. Il futuro è un allarme. La città merita di più, molto di più. Il Cosenza rappresenta un patrimonio che va salvaguardato e protetto, non lasciato morire da chi ne sta facenso semplicemente una questione d'interesse.

Sezione: Cosenza / Data: Lun 24 agosto 2026 alle 18:36
Autore: Rocco Calandruccio
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