Il Catanzaro inciampa ancora, terza caduta in tre giornate, e stavolta il colpo arriva al Druso di Bolzano, dove il Sudtirol di Possanzini strappa la partita negli ultimi minuti e lascia i giallorossi con la solita sensazione di incompiutezza. Una squadra che costruisce, che prova a comandare, che accende fiammate, ma che non riesce mai a trasformare il volume di gioco in sostanza. E così, quando la gara si sporca, quando la tensione sale, quando serve lucidità, il Catanzaro si dissolve.Primo tempo equilibrato, quasi scolastico. Il Sudtirol ci prova con l’ex Rispoli che dalla distanza impegna Pigliacelli, mentre dall’altra parte l’unico lampo è di Koffi, troppo isolato, troppo leggero per incidere davvero. La ripresa invece cambia tono: i giallorossi rientrano con un piglio più feroce, più verticale, costringendo i padroni di casa a chiudersi nella propria area. È il momento migliore della squadra di Gorgone, che meriterebbe il vantaggio, come dimostra la traversa di Alesi, un urlo strozzato che avrebbe potuto cambiare la storia della partita.

Ma il calcio non perdona chi non colpisce. E il Catanzaro, ancora una volta, non colpisce. All’86’ Burnete scatta sul filo del fuorigioco, rientra su Imperiale e batte Pigliacelli: 1-0. Tre minuti dopo, Mixtur chiude il conto con un destro all’angolino dopo essersi accentrato dalla sinistra su suggerimento di Zeroli. Due fendenti, due colpi secchi, due gol che raccontano la differenza tra chi sa essere cinico e chi invece continua a rimandare l’appuntamento con la cattiveria.Il trittico di trasferte lascia il Catanzaro con zero punti, tante ferite e una verità che non si può più ignorare: questa squadra deve ritrovarsi. Deve ritrovare solidità, deve ritrovare equilibrio, deve ritrovare la capacità di reggere mentalmente i momenti decisivi. Siamo solo alla terza giornata, è vero, e questo campionato permette a chiunque di risalire la china. Ma serve un segnale forte, immediato, netto. Prima a se stessa, poi al resto della categoria.

Ora si torna al Ceravolo, arriva la Carrarese, e non c’è spazio per alibi. È il momento di cancellare lo zero, di cambiare marcia, di dimostrare che questo avvio non è una condanna ma solo una brutta parentesi. Il Catanzaro deve ripartire, e deve farlo adesso.

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 05 settembre 2026 alle 17:31
Autore: Rocco Calandruccio
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