Alla fine, a passare il turno è stato il Locri, dopo l’1-1 che ha chiuso una partita intensa, dentro una cornice sportiva degna della storia delle due società. Ma, al di là del risultato e della qualificazione, c’è qualcosa che personalmente considero molto più importante.

La cosa più bella è stata vedere tifosi del Siderno e del Locri condividere la stessa tribuna, fianco a fianco, con educazione, rispetto e persino condivisione. Ognuno con la propria fede, con i propri colori, con il proprio modo di vivere il calcio. Due tifoserie che hanno cantato e sostenuto le rispettive squadre, senza per questo trasformare una rivalità sportiva in qualcosa di diverso.

Ed è proprio qui che, secondo me, sta la vera vittoria.

Perché Siderno e Locri distano appena quattro chilometri, ma hanno una storia, un’identità e una tradizione calcistica che meritano di essere vissute con orgoglio, non con odio. Sono due città storiche. Due squadre storiche. Due tifoserie storiche. Due comunità che possono essere rivali sul campo e, allo stesso tempo, capaci di riconoscersi e rispettarsi fuori dal rettangolo di gioco.

E allora, permettetemi un grande, sonoro “vaffanculo” a chi vive ancora di divisioni, campanilismi esasperati e rancori, a chi ha bisogno di alimentare l’odio a quattro chilometri di distanza per sentirsi più forte, più importante o più tifoso.

Il calcio dovrebbe essere passione, appartenenza, sfottò, adrenalina. Dovrebbe farci discutere, esultare, soffrire. Ma non dovrebbe mai toglierci il rispetto per chi indossa un colore diverso dal nostro.

E poi c’è una storia piccola, ma che secondo me vale tantissimo e che merita di essere raccontata.

Durante la giornata era stato smarrito il cellulare di mio nipote. Una cosa che, soprattutto per un ragazzo, può trasformarsi facilmente in un problema e in una grande preoccupazione. E invece, ancora una volta, è arrivata una risposta che racconta molto più di mille parole.

La Union Siderno, il Locri 1907 e il Siderno 1911 si sono mobilitati per dare una mano. Un ringraziamento particolare va a Ferdinando Armeni, Antonio Commisso e Sese’ Sergi per la disponibilità e l’attenzione dimostrate.

Ma soprattutto voglio ringraziare il tifoso del Locri che ha ritrovato il telefono e, con cuore, onestà e gentilezza, lo ha consegnato alla società, permettendoci di recuperarlo.

Ecco, questa è la fotografia che vorrei conservare di questa giornata.

Non soltanto un 1-1. Non soltanto una qualificazione. Non soltanto una partita tra due squadre che si contendono qualcosa.

Vorrei ricordare una tribuna condivisa con rispetto. Un tifoso del Locri che restituisce ciò che non gli appartiene. Società che si mobilitano per aiutare. Persone che, pur vivendo il calcio da parti opposte, dimostrano di avere gli stessi valori.

Perché alla fine i colori possono essere diversi. Le sciarpe possono essere diverse. Le città possono essere diverse.

Ma il cuore, l’educazione e il rispetto non hanno colori.

E forse è proprio questo il messaggio più bello che Siderno e Locri possono consegnare al calcio calabrese: si può essere rivali senza essere nemici.

Il resto, francamente, lasciamolo a chi ha ancora bisogno di costruire muri a quattro chilometri da casa.

Sezione: Altre news / Data: Dom 06 settembre 2026 alle 20:44 / Fonte: A cura di Stefano Muscatello
Autore: Rocco Calandruccio
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