Ai microfoni di TuttoCalcioCalabria Ferdinando Guerrisi, centrocampista classe 1992 attualmente tra le file della Deliese, che ha scritto tante pagine di storia del calcio calabrese, superando le trecento presenze nei dilettanti e vincendo svariati titoli con Gioiese, squadra della sua città, Locri, Bocale e Virtus Rosarno.
Per quale motivo hai deciso di tornare qui a Delianuova, dopo aver già vestito questa maglia diversi anni fa?
"Ho deciso di tornare a Delianuova, perché credo che, ad oggi, qui in zona, è l’unica realtà dove veramente si può fare calcio, perché ci sono delle persone splendide, partendo dalla dirigenza e arrivando allo staff e ai miei compagni. Penso che questa sia una realtà che merita molto di più, dunque ho sposato questo progetto perché si tratta di una società seria, con dei valori e dei principi e oggi non si trovano dappertutto".
Cosa c’è dietro il tuo addio alla Virtus Rosarno?
"Sinceramente volevo cambiare aria. A Rosarno mi sono trovato più che bene, però poi quando senti che vuoi cambiare non hai la testa giusta per dare il 100%, ma comunque ringrazio la società per l’anno e mezzo bellissimo che ho passato lì".
Qui a Delianuova hai trovato il mister Parentela: grazie a cosa riesce a far esprimervi così bene, tanto da essere primi in classifica?
"Sicuramente i numeri parlano per lui: da quando è subentrato alla fine del 2024, la squadra ha perso solo quattro volte e ha subito pochi gol, quindi il suo è un gran lavoro e questo è indiscutibile, è uno che prepara bene la partita durante la settimana, conosce l’avversario alla perfezione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quello che fa il mister è, poi, reso migliore anche dall’ambiente: la società, a prescindere dal valore tecnico del giocatore, ti fa sentire come fossi a casa".
Che impressione ti sta dando il campionato quest’anno e qual è la tua opinione sulla corsa per il titolo, che in questo momento vi vede in vetta alla classifica?
"Il girone B di Promozione l’ho vinto ben tre volte e quest’anno è abbastanza difficile: avendo giocato fino a dicembre in Eccellenza, ti posso dire che secondo me più di una squadra di Promozione avrebbe potuto far bene anche nella categoria superiore. Si tratta di un campionato dove per vincere non basta la tecnica, ma contano tanto l’agonismo, il sacrificio e la determinazione. Ogni domenica bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo perché ogni squadra gioca per vincere e da il 150%. Qui non contano nome e cognome, ma è fondamentale la fame, perché ci si ritrova dappertutto a battagliare palla su palla fino alla fine. Riguardo la corsa al titolo, il Gioiosa è una grande squadra: ha giocatori di categoria superiore. Non dimentichiamo nemmeno l’Ardore, che, se non avesse pareggiato contro la Pro Pellaro, sarebbe in piena corsa; non che non lo sia più, però sono un poco più indietro, così come il San Nicola Chiaravalle che, però, domenica ha perso contro il Taurianova".
Tu hai già vinto la fase regionale della Coppa Italia Dilettanti (con Gioiese, Locri e Bocale): com’è stato rigiocare la finale quest’anno, ma trovarsi dal lato degli sconfitti?
"Abbiamo giocato la finale contro la D.B. Rossoblù, che è una grande squadra, con un grandissimo direttore, che è stato anche mio compagno di squadra. La Deliese non meritava assolutamente di perdere, abbiamo disputato un’ottima partita, nonostante fossimo una squadra di categoria inferiore. In partite secche come questa, gli episodi fanno la differenza e contro la D.B. sembrava che la sfida dovesse finire 1-1 e andare ai rigori, però pazienza, il calcio è questo".
Per te che sei di Gioia Tauro e hai giocato con la Gioiese, con cui hai vinto tanto, cosa rappresenta questo momento decisamente negativo del club della tua città?
"Io sono cresciuto con la maglia della Gioiese fin da piccolo, il mio esordio nei dilettanti l’ho fatto con loro, dunque a me dispiace vedere la squadra in queste condizioni. Posso solamente dire che se c’è qualcuno che possa avvicinarsi alla Gioiese per dare una mano, lo faccia perché è una piazza che merita veramente tanto. Giocare e vincere nel proprio paese è una sensazione speciale e quindi sono davvero rammaricato perché penso che un paese come Gioia Tauro, con il porto e altre grandi strutture, meriti almeno la Serie D. Non me ne voglia nessuno, ma credo che oggi la Gioiese debba dire grazie al presidente Rombolà, che all’epoca fece cose eccezionali quasi da solo, ma pure quando abbiamo fatto il triplete, pur non chiudendo in bellezza sotto l’aspetto economico, ci sono state delle persone che hanno fatto di tutto per portare avanti il progetto. Secondo me la Gioiese non c’entra niente con il campionato di Promozione, dove giocherà l’anno prossimo quasi sicuramente, dunque spero che possa ritornare lì dove merita".
Un’altra piazza storica dove tu sei stato e hai vinto è Locri, che, dopo la retrocessione dell’anno scorso dalla Serie D, è ripartita addirittura dalla Prima Categoria e non sta disputando un buon campionato: quali sono le tue impressioni su questa situazione di crisi?
"Locri è un’altra grande piazza e mi dispiace tanto vederla lì, perché ho trascorso un anno bellissimo, con persone splendide a partire dal Presidente Mollica, poi il Direttore Tropea, i miei compagni e finendo col mister Mancini, un grandissimo allenatore, per cui ho sempre detto che nutro una profonda stima. Ho sentito che l’anno prossimo potrebbero comprare il titolo di qualche squadra per poter tornare a livelli più alti e lo meritano perché lì sono malati di calcio. Con tutto il rispetto per le altre, ma il Locri non c’entra niente con queste categorie: una città con dei principi e dei valori sani, dove il pubblico, così come a Gioia, è sempre il dodicesimo uomo in campo".
Circa un mese fa hai tagliato il traguardo delle trecento presenze nei campionati dilettantistici, di cui quindici in Serie D: cosa significa per te aver raggiunto questa cifra e, anche se sono passati diversi anni, cosa ti è rimasto di quell’esperienza nel massimo campionato dilettantistico?
"Arrivare a trecento presenze è una grande soddisfazione, non perché sia chissà quale campionato, però giocare costantemente, ad oggi, non è facile. A tal proposito, volevo fare un appello ai giovani: il calcio è uno degli sport più belli e molti ragazzi oggi sono distratti dai social, mentre credo che fare sport è una delle cose più sane, ma non ci sono più i valori di una volta. Spero di poter arrivare anche a cinquecento presenze, ma non lo so perché se a livello lavorativo si dovesse aprire qualche porta, a malincuore dovrei abbandonare e dare precedenza al mio futuro fuori dal campo. Un anno e mezzo fa mi sono laureato in Scienze Motorie proprio perché un domani finirò di giocare ed è giusto che io abbia già un’altra strada da percorrere. Per quanto riguarda la Serie D, è un campionato molto diverso dall’Eccellenza: si vanno a calcare dei campi che hanno fatto la Serie A, la B, ad esempio oggi vediamo la Reggina, come ci sono stati anche Catania, Trapani, quindi un’esperienza bellissima, in cui davvero ti senti giocatore".
Qual è il ricordo più bello di quella che è stata la tua carriera finora?
"Ce ne sono tanti, però il più bello è sicuramente con la Gioiese e, come ho detto prima, vincere nella squadra del proprio paese è un’emozione indescrivibile: dopo aver fatto il triplete nel 2013, rivincere di nuovo tutto dieci anni dopo è qualcosa di stupendo. Ad esempio, i momenti del triplice fischio a Vibo nella finale di coppa o in casa contro il Bocale sono indimenticabili perché vedi lo stadio strapieno di gente e sei consapevole che rimarrai per sempre nella storia della tua città, infatti sono molto fiero di aver portato per ben due volte la Gioiese in Serie D".
Se da un lato ci sono i ricordi belli, dall’altro porti con te dei rimpianti per qualche situazione che avresti potuto affrontare e gestire meglio?
"Ognuno di noi ha qualche rammarico: parlando di me, ti dico che, delle volte, quando sei piccolo, non capisci l’importanza delle cose, come andare all’allenamento o andare a dormire presto prima di una partita importante, mentre, invece, ti comporti in maniera superflua. Sotto questo punto di vista penso di essermi comportato sempre bene, però sicuramente avrei potuto fare qualcosa in più, di certo non dico che sarei potuto arrivare tra i professionisti, però con un po’ di testa in più le cose sarebbero potute andare diversamente. Quando vuoi giocare veramente a calcio prima di tutto devi avere la testa e poi guardare tutto il resto".
Cosa vuoi dire ai tuoi tifosi per questo finale di stagione?
"Voglio dire al popolo di Delianuova di sostenerci, come sta facendo ogni domenica, fino alla fine, perché, come ho già detto prima, è un campionato abbastanza difficile e abbiamo bisogno anche del loro sostegno per portare il titolo a casa".
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