Le radici in Argentina con il pallone nel sangue, il legame speciale con la piazza giallorossa fino a diventarne capitano e la voglia di riscatto dopo aver sfiorato il salto di categoria lo scorso anno. L'attacante del Trebisacce, Julián Leonori, si racconta a 360 gradi tra vita privata, obiettivi stagionali e fiducia nel gruppo di mister Malucchi.

Julián, partiamo dalle origini: come ti sei avvicinato al mondo del calcio e quali sono stati i tuoi primi passi in Argentina?
«Sono nato dentro al mondo del calcio. I miei genitori sono entrambi professori di educazione fisica, mio padre ha fatto il direttore tecnico e persino mia madre giocava a calcio! Ho iniziato a muovere i primi passi verso i sei anni nella scuola calcio dove allenava mio padre, a Córdoba. Successivamente sono passato al settore giovanile del Belgrano, club che oggi milita nella Serie A argentina, rimanendoci per circa sette anni. In seguito, mentre studiavo per diventare professore di educazione fisica, ho giocato due anni nel Lasallano (l'equivalente di un campionato di Promozione), per poi passare al Peñarol in Serie D per un anno e mezzo e infine all'Estudiantes de San Luis in Serie C».

Quanto sono state importanti per la tua crescita le esperienze al Peñarol e all'Estudiantes de San Luis? Com'è stato l'impatto con il "calcio dei grandi"? «In Argentina i primi passi tra i grandi sono sempre complicati. Non c'è la regola degli under come in Italia, quindi devi meritarti il posto negli 11 ogni settimana. Inoltre è un calcio molto più fisico e aggressivo. Tuttavia ho fatto la mia esperienza e accumulato minutaggio, fino alla stagione in Serie C. Poi si è aperta l'opportunità di venire in Italia, dove mi sono trovato benissimo fin da subito».

Come è arrivata la scelta di trasferirti in Italia e che differenze hai riscontrato rispetto al calcio argentino? «Venire in Italia era un sogno che coltivavo da tempo: nella mia famiglia ci sono radici italiane da parte dei miei bisnonni. Viste anche le difficoltà economiche in Argentina, insieme a mio padre e a mio fratello Agustín abbiamo deciso di cogliere questa opportunità. Dal punto di vista calcistico c'è molta differenza tattica: in Argentina il gioco è più intenso, aggressivo e viscerale, ma meno organizzato. In Italia si gioca con più intelligenza, c'è molta attenzione sia alla fase difensiva che a quella offensiva. Va detto però che qui al Sud Italia il calore della gente ricorda molto quello argentino».

Come è stato il primo impatto con Trebisacce? Ormai sei un punto di riferimento da diversi anni: cosa ti lega così tanto a questo ambiente? «Sono arrivato tramite un procuratore della mia città insieme a mio fratello. Fin da subito ci siamo innamorati del paese, della gente, della società e dei compagni. Si è creato un ambiente familiare, complice anche la presenza di altri ragazzi argentini. In più, qui a Trebisacce ho trovato l'amore e mi sono fidanzato: anche questo ha un peso importante. Nonostante abbia ricevuto altre offerte, in mancanza di una proposta concreta da categorie superiori ho sempre scelto di rimanere qui con gioia».

Negli ultimi anni hai garantito un rendimento realizzativo importante, arrivando quasi sempre in doppia cifra. L'anno scorso 12 reti, ma la promozione è andata alla Digiesse PraiaTortora. Cosa vi è mancato per il definitivo salto di qualità? «Ci è mancato solo un pizzico di profondità nella rosa. Eravamo una bellissima squadra e a livello di gioco espresso, secondo me, eravamo i più forti. Purtroppo a fine stagione avevamo gli uomini contati e abbiamo affrontato i playoff con due defezioni importanti per motivi personali. Sono stati dettagli a far la differenza, ma resta l'orgoglio per il percorso fatto».

Avete iniziato la stagione con due sconfitte consecutive. Cosa sta succedendo e come si esce da questo momento? «Siamo tranquilli. Anche l'anno scorso avevamo iniziato con due sconfitte e poi abbiamo collezionato quasi 70 punti. C'è stato un piccolo azzeramento rispetto alla passata stagione e ci serve tempo per oliare i meccanismi, ma la squadra ha valori importanti. Con la pazienza e il lavoro quotidiano risaliremo la china».

Quali sono i tuoi obiettivi personali e di squadra per il futuro? «Ho ancora la spina nel fianco per non essere riuscito a portare il Trebisacce in una categoria superiore, una piazza che lo meriterebbe ampiamente. Il mio primo obiettivo è vincere qui e lasciare un segno indelebile con questa maglia. A livello personale voglio continuare a dare il massimo per questa città».

Che rapporto hai con mister Malucchi e cosa significa per te indossare la fascia di capitano? «Ci conosciamo ormai da tre anni e mezzo e abbiamo un rapporto bellissimo, basato su stima e confronto continuo. È una grande persona e un ottimo mister. Il fatto che quest'anno mi abbia affidato la fascia di capitano è per me motivo di grande orgoglio e responsabilità».

In vista del futuro, ti vedi ancora a lungo in Italia o sogni un giorno di tornare a giocare in Argentina? «Al momento il mio futuro è in Italia. Sto costruendo la mia vita qui insieme alla mia fidanzata e intendo rimanere ancora per diversi anni».

Sezione: Eccellenza / Data: Sab 03 ottobre 2026 alle 21:11 / Fonte: LaC News24
Autore: Emanuele Cantisani
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