Lo Scalea si appresta a vivere un prosieguo di stagione importante. Tra i protagonisti principali dell'organico a disposizione della guida tecnica spicca indubbiamente Eugenio D'Andrea. Il calciatore si è espresso in un'intervista rilasciata ai nostri microfoni, ripercorrendo le tappe della sua carriera tra i settori giovanili professionistici e i campionati dilettantistici.

Raccontaci un po' come ti innamori del calcio e dove muovi i primi passi. "È una passione che mi ha trasmesso mio padre. Ho iniziato a muovere i primi passi proprio qui a Scalea per poi passare al Crotone, dove ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile fino ad aggregarmi alla prima squadra. Poi per fare il salto tra i grandi sono andato ad Isola Capo Rizzuto, dove al primo anno da under in Eccellenza ho collezionato 11 reti. Successivamente c'è stata la parentesi a Praia, una bellissima stagione disputata da titolare. Volevo cambiare aria e mi sono trovato a Sant'Arcangelo in Basilicata, un'altra grande annata con 12 gol al fianco di giocatori d'esperienza come Serrapica. La passata stagione alla Palmese mi ha dato davvero tanto, trattandosi di una piazza blasonata con una grande storia. Quest'anno ho deciso di tornare a casa: dopo tanti anni l'ho sempre sognato nel cuore e voglio dare il massimo per riportare lo Scalea nelle categorie superiori che gli spettano."

Riavvolgendo il nastro, ci racconti della tua esperienza a Crotone nelle giovanili? Quanto ti ha formato come calciatore e come persona? "Andare via di casa a 13 anni è dura: quando sei lontano dalla famiglia devi crescere da solo e il carattere te lo formi sul campo. Dal punto di vista calcistico ho imparato tantissimo grazie a mister importanti come Lo Monaco, Cirillo, Corrado e Mosiello. Anche l'esperienza in Nazionale Under 15 con mister Rocca mi ha dato tanta fiducia. Vivere in convitto da solo ti impone di essere bravo a seguire sempre la retta via senza cedere a vizi stupidi, custodendo dentro di te la linea giusta."

Ad Isola Capo Rizzuto è stato un po' amore a prima vista, con due stagioni molto importanti soprattutto da un punto di vista realizzativo. Che piazza hai trovato? "Sono stato accolto benissimo dal primo giorno. C'era il mister (che avevo già avuto in Primavera) e il direttore Calafato che mi volevano fortemente. Mi hanno responsabilizzato per farmi superare lo scoglio del passaggio dalle giovanili ai grandi. Il gruppo era forte, con elementi d'esperienza. Sentire la loro fiducia mi ha spinto a dare il massimo e penso di aver ripagato la piazza alla grande."

Che differenze hai trovato tra il campionato calabrese e quello lucano? "In Calabria ci sono tante piazze blasonate e storiche come Vigor, Palmese o Paolana, e si sente molto il fattore campo. In Basilicata ho trovato un ambiente più tranquillo in generale, con meno rivalità accesa tra le squadre, che ti permette di giocare a calcio con grande serenità"

Arriviamo al presente: cosa ti ha convinto quest'anno a rientrare nella tua Scalea? "Mi ha convinto l'entusiasmo della gente di Scalea e della società. Sentivo la spinta dei miei concittadini e del vicepresidente, che è un mio caro amico. A giugno c'è stato un incontro decisivo con il presidente e il vicepresidente: mi hanno illustrato un progetto serio con obiettivi precisi, compreso l'arrivo di una figura importante come Capuano. Lì ho deciso di firmare per il mio paese."

Un inizio di campionato un po' complicato per voi. Cosa vi è mancato e quali sono gli obiettivi della squadra? "In Coppa avevamo iniziato bene. Nelle prime uscite di campionato ci è mancata un pizzico di cattiveria, furbizia ed esperienza. Domenica contro una corazzata è arrivata però una grande prestazione. Con i nuovi innesti e un confronto nello spogliatoio ci siamo detti che il nostro vero cammino parte da qui. È mancato solo il gol, ma se continuiamo su questa strada ci divertiremo."

A Scalea hai ritrovato anche Capuano: ha influito sulla tua scelta? "Per me è come un fratello. Quando ci siamo confrontati e ho saputo che per lui era fatta, l'idea di tornare a giocare insieme mi ha dato una grande spinta. A Praia avevamo fatto un bellissimo campionato ed è nata un'amicizia profonda. La sua presenza ha riacceso la voglia di fare un altro grande percorso insieme."

Durante l'anno a Praia, come hai vissuto la rivalità cittadina con Scalea? "A Praia sono stato benissimo. Mi hanno accolto in un ambiente professionale e la piazza non ha fatto pesare il fatto che fossi della città rivale. Certo, nel derby ho ricevuto qualche fischio dai miei concittadini, ma fa parte del gioco e del calcio."

Qual è il tuo obiettivo personale e di carriera per il futuro? "Voglio fare un grande campionato a casa mia e fare di tutto per riportare lo Scalea dove merita. La priorità resta sempre la salvezza: prima la raggiungi e prima puoi iniziare a divertirti senza pensieri, guardando avanti per tirare fuori il meglio da ciascuno di noi."

Sezione: Promozione / Data: Sab 03 ottobre 2026 alle 21:23
Autore: Emanuele Cantisani
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