Ai microfoni di TCC Giacomo Modica, attuale tecnico dell'Hamrun Spartans, che sotto la sua guida è stata la prima formazione maltese a superare i preliminari di una competizione europea. Il tecnico siciliano, da Malta segue comunque con interesse le vicende del nostro calcio, ma sull'isola ha trovato la sua dimensione ideale sia sul piano professionale che umano. In questa intervista , mister Modica, oltre a parlarci della sua esperienza maltese fa delle considerazioni sulle sue ex squadre Vibonese e Messina, entrambe in Serie D e alle prese con delle difficoltà. Per finire su Emmausso, suo pupillo avuto a Vibo e Messina, passato da poco al Cosenza , ritenuto dal tecnico un giocatore dalle qualità indiscusse, ma discontinuo. Probabilmente è stato questo il suo limite, perchè per il resto avrebbe potuto oggi tranquillamente misurarsi in categorie superiori.
Mister Modica, che giudizio da dei suoi primi mesi sull'isola?
"Sto vivendo un'esperienza positiva sotto tutti i punti di vista, mi trovo ad allenare una squadra di valore e con una società che ha voglia di fare bene e ha messo me ed il mio staff da subito nelle migliori condizioni per lavorare. Proprio domenica scorsa si è concluso il torneo di Apertura e siamo riusciti ad arrivare primi, vogliamo proseguire lungo questa strada anche nella seconda parte della stagione e ci sono tutti i presupposti per fare qualcosa di importante. La cosa che più mi fa piacere è la passione dei nostri tifosi, che vengono regolarmente a seguirci quando giochiamo in casa e non ci hanno fatto mancare il loro sostegno neppure nelle partite di Conference League che abbiamo giocato in trasferta".
Quella all'Hamrun Spartans è la sua prima esperienza fuori dall'Italia, ha ravvisato differenze sostanziali tra il calcio maltese e quello italiano?
"Il sistema calcio qui a Malta è in crescita, anche se il livello del campionato non è chiaramente paragonabile a quello della serie A italiana. A parte il discorso strettamente tecnico, io sono per la cultura del lavoro e non ho mai guardato la categoria e qui ci sono i presupposti per lavorare bene. La lontananza da casa si fa sentire, ma non avrei alcun problema a proseguire questa esperienza".
Lo scorso anno ha vissuto una situazione travagliata alla guida dell'ACR Messina, segnata dal cambio societario e da una penalizzazione in classifica. Cosa non ha funzionato con i giallorossi?
"Non voglio fare alcun tipo di polemica, visto che a Messina sono molto legato ed ho vissuto tanti anni importanti anche da calciatore, ma sono ritornato per la seconda volta da allenatore ho riscontrato tante problematiche, persino i tifosi ci sono stati lontani e non venivano allo stadio. Il disimpegno della proprietà è diventato sempre più netto con il passare dei mesi, ed ammetto di essermi sentito un po' abbandonato: dico solo che ad un certo punto ci mancava solo che facessi pure le pulizie... Nonostante tutto, lo scorso anno credevo che avrei potuto salvare quella squadra, ma quando ho cominciato a prendermi così a cuore la situazione al punto da avere avuto anche un problema di salute, ho lasciato tutto a gennaio. Non potevo più continuare, davvero".
Sulla panchina biancoscudata non si può mai stare troppo tranquilli, giusto qualche giorno fa l'ACR Messina ha sollevato dall'incarico mister Romano, che lei conosce molto bene per averci giocato insieme nel Licata di Zdenek Zeman. Peraltro, quasi in contemporanea, un altro suo ex compagno come Galderisi è stato esonerato dalla Nocerina..
"Sono cose che fanno parte del calcio, ma mi dispiace per entrambi, soprattutto per Romano. Pippo non è stato solo un mio compagno ma è un vero amico, ed è un tecnico molto preparato e molto esperto per la categoria, gli sono vicino e so cosa sta passando. Non conosco la nuova proprietà e non mi permetto di commentare le loro scelte, ma francamente non so che altro di meglio potesse fare un allenatore che è partito con la squadra due giorni dell'inizio del campionato e con una penalizzazione clamorosa e che era quasi riuscito ad agganciare i playout. Di certo, fa specie che bastino due o tre risultati negativi per rimettere in discussione un progetto e cancellare mesi di lavoro, forse in Italia non abbiamo la cultura della sconfitta ed è comodo far pagare tutto ad una sola persona.
Lei è stato anche alla Vibonese, una squadra che quest'anno ad inizio stagione era addirittura in testa alla classifica ma ora sembra entrata in una spirale negativa, ed in questi giorni abbiamo assistito anche al cambio di allenatore ed alla partenza di molti giocatori, Bucolo su tutti. Si immaginava che il primo anno dopo l' "era Caffo" sarebbe stato così complicato?
"Non conosco a fondo la situazione attuale, ma un po' mi sorprende e spero che la Vibonese possa riprendersi. Serbo un ottimo ricordo del cavaliere Caffo: la Vibonese era, di fatto, la sua creatura e riconosco che avrebbe meritato qualche soddisfazione in più, perché è rimasto per vent'anni in quella società ed ha investito veramente tanti soldi senza avere alcun ritorno economico e dovendo fronteggiare anche un sostanziale disinteresse da parte della città, visto che tante volte ho visto allo stadio solo poche centinaia di spettatori. Mi colpisce anche l'addio di Rosario, un calciatore che conosco da vent'anni, quando l'ho allenato al Celano, e che già allora aveva fatto vedere le sue qualità".
Lei sia a Vibo che a Messina ha allenato Michele Emmausso, appena passato al Cosenza dall'Audace Cerignola. Cosa è mancato a questo ragazzo per poter arrivare a misurarsi in categorie superiori?
"Michele, lo conosco molto bene: l'ho allenato alla Vibonese ed al Messina e penso che sia il calciatore più talentuoso della Serie C. Ha delle qualità indiscutibili, se non fosse discontinuo e si mettesse sempre al servizio dei compagni potrebbe fare anche una serie B ad alto livello. Il Cosenza ha fatto un bell'acquisto".
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