Una scelta drastica, dolorosa, ma forse inevitabile. Domenica 25 ottobre la Palmese scenderà in campo contro il Brancaleone nel silenzio assordante di uno stadio "Giuseppe Lopresti" deserto. A deciderlo è stata la stessa società neroverde che, stanca di promesse mai mantenute e risposte che tardano ad arrivare, ha scelto la via della protesta pura: porte chiuse per tutti.Al centro della contesa c'è ancora una volta la drammatica e cronica problematica legata alla capienza dell'impianto cittadino. Una questione che trascina le sue criticità da troppo tempo e di fronte alla quale l’Amministrazione comunale continua a mostrare un’incomprensibile indifferenza, condannando a una perenne "sorveglianza speciale" una delle realtà più gloriose del territorio.

Non si tratta soltanto di una questione logistica. Il perdurare della limitazione degli accessi al "Lopresti" sta infliggendo un duro colpo alle casse della società. Il mancato incasso derivante dai biglietti non venduti si traduce direttamente in una contrazione delle risorse: fondi che la dirigenza avrebbe potuto reinvestire per rafforzare la rosa, sostenere lo staff tecnico e alimentare le ambizioni sportive di un campionato di vertice.Ma c'è di più. Dietro la decisione di domenica c’è una motivazione profondamente umana. La dirigenza neroverde ha preferito sbarrare del tutto i cancelli piuttosto che assistere all'ennesimo, triste spettacolo di famiglie, tifosi storici e bambini costretti a rimanere fuori dal "Lopresti", respinti per mancanza di posti disponibili.

«Siamo stanchi e amareggiati dai continui rinvii», fa sapere la società attraverso una nota ufficiale. «La Palmese non può continuare a subire le conseguenze di una situazione che penalizza la Società, limita la partecipazione dei tifosi e condiziona la programmazione sportiva. È arrivato il momento che dalle parole si passi ai fatti». La rabbia dell'ambiente neroverde è del tutto comprensibile. Fondata nel 1912, l'U.S. Palmese non è semplicemente una squadra di calcio: è un patrimonio storico, culturale e sociale, è il biglietto da visita di Palmi, un simbolo identitario capace di veicolare i valori più sani della comunità e di dare lustro alla città ben oltre i confini provinciali.

Mentre la società continua ad agire con responsabilità e sacrificio economico per mantenere alti i colori neroverdi, ci si chiede per quanto ancora Palazzo San Nicola continuerà a fare spallucce. Non agevolare la fruizione dello stadio significa non sostenere un'eccellenza cittadina, penalizzando non solo gli sforzi della dirigenza, ma l'intera collettività palmese. Per la sfida di domani contro il Brancaleone, la società ha rivolto un accorato appello al popolo neroverde affinché non si rechi allo stadio. Una domenica d'amarezza per Palmi. Ora la palla passa alle istituzioni: continuare a fare orecchie da mercante non è più tollerabile. La Palmese e i suoi tifosi pretendono interventi risolutivi, subito.

Sezione: Eccellenza / Data: Sab 24 ottobre 2026 alle 11:42
Autore: Rocco Calandruccio
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