C’è un momento, nel calcio, in cui il rumore dello stadio si spegne e resta solo il battito del cuore.  Al Ceravolo succede al 96’, quando il pallone di Pessina dagli undici metri gonfia la rete e il tempo sembra fermarsi.  Ma per capire davvero questa partita bisogna tornare all’inizio, a quel primo lampo giallorosso che aveva acceso un caldo pomeriggio di Pasquetta.Il Catanzaro entra in campo ancora una volta come chi non ha paura di niente.  Non del nome dell’avversario, non della classifica, non del peso della storia.  È una squadra che corre, che morde, che fa calcio vero.  

E infatti il gol arriva subito, quasi naturale, come se fosse scritto.  Pontisso calcia, il Ceravolo esplode, e per un attimo sembra che tutto sia possibile.  
Che questo pomeriggio possa diventare uno di quelli da ricordare per anni. Il Monza, invece, appare piccolo.  Soffocato, nervoso, incapace di ordinare le idee. Ogni pallone è un peso, ogni duello una montagna.  E quando Antonini colpisce la traversa, il destino sembra già tracciato:   il Catanzaro è più vivo, più affamato, decisamente più squadra. Poi arriva il rosso.  Alesi che esce, testa bassa, e il vento che cambia direzione.   Ma non cambia la partita.  Perché anche in dieci, i giallorossi continuano a comandare per lungo e il largo .
 

Il Monza prova a respirare, ma è un respiro corto, affannato.  Cutrone si fa cacciare, Keita appena entrato lo segue, e la partita diventa una scalata verticale per i brianzoli.  Il Catanzaro ha tutto: campo, ritmo, occasioni, coraggio.  Manca solo una cosa: il colpo che chiude definitivamente i giochi .E come si sa quando non chiudi, il calcio ti punisce.  Sempre.  È una sentenza che non ammette sconti. Così, al 96’, arriva quel rigore.  Un lampo improvviso, un pugno nello stomaco.  Pessina calcia, Pigliacelli intuisce ma non basta.  La rete si muove, il Ceravolo si gela, e il Monza esulta come chi sa di essere stato graziato e di aver strappato un punto insperato. Alla fine resta un pareggio che non racconta la verità del campo.  
Resta la sensazione di aver visto una squadra, il Catanzaro, giocare con una maturità che va oltre la categoria.  Resta il rammarico, sì, ma anche un messaggio chiaro:  questa squadra è forte e non ha paura di nessuno.Il Monza porta via un punto che pesa più della prestazione.  Il Catanzaro porta via la consapevolezza di essere, oggi, qualcosa di più grande di quanto dica la classifica. 

Sezione: Catanzaro / Data: Lun 06 aprile 2026 alle 19:10
Autore: Rocco Calandruccio
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