La Vibonese oggi è un paradosso perfetto: un cantiere aperto in cui l’unica colonna portante già fissata al terreno ha un nome preciso, riconoscibile, inevitabile. Mister Danilo Fanello. Tutto il resto è movimento, trattative, ipotesi, incastri che si sfiorano senza toccarsi davvero. Ma su Fanello no, nessun dubbio, nessuna esitazione: resta lui, perché lui ha rimesso in piedi una squadra che sembrava destinata a crollare. Ha dato ordine al caos, ha trasformato la paura in disciplina, ha ridato un senso a una stagione che stava scivolando via. La società lo sa, lo riconosce, lo blinda. È la certezza da cui ripartire, il punto fermo in un mare che fermo non è.

Attorno, invece, il quadro è molto meno nitido. Il nome che torna, che rimbalza, che divide, è quello dell’ex direttore generale Danilo Beccaria. Figura conosciuta, stimata, legata a un passato che a Vibo ha lasciato segni profondi. Ma oggi, realisticamente, un suo ritorno appare complicato. Non per mancanza di stima, non per chiusure pregiudiziali, ma perché le condizioni non coincidono: visioni diverse, tempi diversi, priorità che non si incastrano. La Vibonese sta cercando una nuova struttura, un nuovo equilibrio interno, una direzione che guardi avanti senza nostalgie. E in questo scenario, il rientro di Beccaria resta più un’ipotesi evocata che una strada concreta.

Così il club si muove, ascolta, valuta. Sa che la prossima stagione non può essere un’altra corsa sul filo. Sa che servono competenze, organizzazione, lucidità. Sa che la base tecnica è già stata scelta e che quella base si chiama Fanello, l’uomo che ha trasformato una squadra smarrita in un gruppo capace di salvarsi con orgoglio. Il resto verrà dopo, con calma e precisione. Ma la Vibonese, oggi, ha almeno una verità da cui non si scappa: riparte da Fanello, e non è poco. È la certezza che tiene in piedi tutto il resto, anche se non può essere ancora sufficiente.

Sezione: Vibonese / Data: Mer 27 maggio 2026 alle 11:43
Autore: Rocco Calandruccio
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