A Reggio Calabria il merito non decide più nulla. Decide la politica.  Da anni. E oggi in modo quasi scientifico.Tre anni fa fu il centrosinistra a indicare Ballarino come l’uomo della ripartenza, il volto utile per rimettere in piedi la Reggina dopo l’ennesimo crollo. Una scelta politica, prima ancora che tecnica. Oggi, con il vento cambiato, è il centrodestra a muovere le leve: la cordata vicina a Claudio Lotito, compagno di partito del neo sindaco Cannizzaro, è diventata improvvisamente la strada “giusta”, quella favorita, quella che si vuole far passare come inevitabile.

In questo schema, Ballarino, in silenzio, si è prestato al gioco. Ha accettato dinamiche più grandi di lui, si è mosso dentro equilibri già scritti, e alla fine ne è uscito comunque vincitore: perché chi resta al centro del tavolo del potere, anche quando non decide, sopravvive.In questo quadro, Matt Rizzetta non avrebbe mai avuto margine.  Qualsiasi offerta avesse presentato a Ballarino sarebbe stata respinta, ignorata, sterilizzata. Non per limiti del progetto. Non per mancanza di risorse. Ma perché la direzione politica era già stata tracciata altrove. Un gioco di equilibri, rapporti, convenienze. Un gioco che con il calcio ha sempre meno a che fare.

La Reggina non è più un club: è un oggetto di interesse politico, economico, relazionale.  
Un simbolo da controllare più che da valorizzare. E il dato più amaro è un altro: questa squadra la amano in pochi, la usano in molti, la sfruttano in troppi.Il risultato è un ambiente sempre più diviso, sempre più tossico, sempre più incapace di ritrovarsi. Anche se la nuova cordata dovesse riportare la Reggina nel professionismo — ipotesi possibile, forse probabile — non basterà. Perché il problema non è la categoria.  È la frattura.  È la sfiducia.  È la sensazione che il destino amaranto venga scritto altrove, da altri, per altri scopi.

Reggio Calabria vive il calcio come specchio delle proprie contraddizioni. E oggi lo specchio riflette un’immagine triste: una squadra trascinata dentro logiche che nulla hanno a che fare con la passione, con la storia, con la gente.Il professionismo potrà ritornare.  
La pace, la normalità, molto meno.

Mario, un tifoso amaranto.

Sezione: Reggina / Data: Mer 17 giugno 2026 alle 08:05
Autore: Rocco Calandruccio
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