C’è qualcosa di fragile, a volte invisibile, che tiene in equilibrio una partita. Basta poco perché si spezzi. E, quando accade, anche una gara che sembrava sotto controllo può scivolare via. È quanto successo al Catanzaro sul campo del Cesena, dove la squadra giallorossa ha visto interrompersi la propria serie positiva dopo otto risultati utili consecutivi.
Il momento chiave, più che un singolo episodio, è stato un passaggio mentale. Lo racconta con chiarezza Alberto Aquilani nella conferenza stampa post-partita: “Subìto il gol, la gamba non è andata, non si è riaccesa e la testa è rimasta quella che è”. Una frase che racchiude il senso di una ripresa in cui il Catanzaro si è progressivamente spento, lasciando spazio all’iniziativa avversaria.
Eppure, la partita aveva preso tutt’altra direzione nei primi quarantacinque minuti. Il Catanzaro aveva imposto il proprio ritmo, costruendo gioco e occasioni, dando la sensazione di poter gestire il match. “Hai fatto un primo tempo molto molto buono, dove potevi anche stare avanti di più”, sottolinea Aquilani. Poi, una seconda frazione di gioco totalmente opposta, negativa anche sotto il profilo della prestazione.
Il tecnico non cerca giustificazioni e ammette la difficoltà nel motivare un calo così evidente: “È inspiegabile, non te la so dare una risposta… Dopo un primo tempo del genere abbassare così tanto il livello è qualcosa che ci fa riflettere”. Non è solo una questione tecnica o tattica, ma qualcosa di più profondo, che riguarda la continuità e la maturità della squadra.
In questo senso, il ko di Cesena si distingue da altre battute d’arresto. “Oggi il risultato è giusto”, riconosce con sportività l’allenatore, evidenziando come la differenza tra le due frazioni sia stata troppo marcata per pensare a un esito diverso. Un giudizio netto, che sposta l’attenzione sulle responsabilità interne.
Non è la prima volta che il Catanzaro vive una flessione simile, ma in passato era riuscito a contenerne gli effetti. Gli episodi hanno avuto il loro peso specifico sull’economia del match, ma la sensazione è che la squadra non abbia trovato le energie, né fisiche né mentali, per rientrare in partita.
Anche le mosse del Cesena hanno contribuito a cambiare il volto della sfida, incrementando la pressione e creando nuove difficoltà, soprattutto sul piano fisico. Tuttavia, a giudizio di Aquilani il nodo centrale resta un altro: la crescita della squadra. “Siamo una compagine che probabilmente ancora non è pronta per fare quel salto definitivo - osserva -. Stiamo facendo un campionato straordinario e se vogliamo migliorare dobbiamo pensare che quanto accaduto a Cesena è una cosa che non va bene”.
Il messaggio finale è diretto, quasi un monito: “Mi auguro che questa voglia non si trasformi in presunzione”. Perché è lì, su quel confine sottile tra ambizione ed eccesso di fiducia, che il Catanzaro dovrà dimostrare di essere cresciuto davvero.
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