Parlare di crisi in casa Reggina sarebbe senza dubbio una pittura troppo drammatica ed esagerata, ma nascondersi dietro un dito sarebbe altrettanto un errore. È del tutto evidente che gli amaranto abbiano smarrito il brillante smalto delle prime uscite. Il pareggio casalingo contro una solida e organizzata Vibonese ha lasciato sulle labbra dei tifosi un marcato sapore amaro e, soprattutto, ha finito per scalfire qualche certezza che fino a poche settimane fa sembrava incrollabile.
Trattasi semplicemente di un periodo "no"? Può darsi, ma a destare reale preoccupazione è l'atteggiamento visto in campo. Che fine ha fatto la squadra affamata, feroce e spietata di inizio stagione? Come è stato possibile assistere a un’involuzione così netta nel giro di così poco tempo?

Fino a poco tempo fa, la Reggina approcciava le gare con l'impeto del rullo compressore, imponendo ritmo, qualità e fisicità. Oggi, invece, la squadra dà la sensazione di aver concesso segnali incoraggianti alle rivali. Gli avversari, dal canto loro, hanno iniziato a percepire che la corazzata di Marco Marchionni non è poi così imbattibile. Tocca ora a Laaribi e compagni rimboccarsi le maniche per rimettere le cose in chiaro, dimostrando con i fatti di essere ancora la vera squadra da battere di questo campionato.
Come spesso accade quando i risultati faticano ad arrivare, l'indice del cerchio finisce per puntare sul tecnico. Marchionni, tuttavia, contro la Vibonese ha provato a muovere le leve giuste dalla panchina: le sostituzioni effettuate nella ripresa avevano l'obiettivo chiaro di alzare il baricentro e sfruttare la superiorità numerica. Ma la difesa ospite ha eretto una diga insuperabile, mettendo a nudo le difficoltà della Reggina nell'incidere ed essere concreta negli ultimi sedici metri.

L'atteggiamento offensivo sfoderato nel secondo tempo non ha sortito gli effetti sperati, ed è qui che si innesta la riflessione più profonda sul mercato di costruzione della rosa. Alla Reggina sembra mancare una prima punta con caratteristiche ben precise: non necessariamente un cannoniere da venti reti, ma un attaccante strutturato, capace di:
 Giocare spalle alla porta per proteggere la palla e far salire il baricentro;
 Dialogare con i compagni, fungendo da sponda ideale per gli inserimenti;
 Dettare la profondità, allungando le difese avversarie.
Nonostante l'organico allestito sia ricco di elementi di assoluta esperienza e caratura per la categoria, nessuno nel reparto avanzato risponde appieno a questo identikit. Le proiezioni offensive dei centrocampisti e il lavoro degli esterni sono risorse preziose, ma da sole non possono bastare per vincere un campionato lungo e logorante.

Al di là dei dettagli tattici o dei rimpianti legati al mercato, per la Reggina la strada da imboccare è una sola: serve ritrovare al più presto il giusto "spirito operaio". La qualità tecnica da sola non vince le partite se non è accompagnata dalla cattiveria agonistica e dalla fame di risultato. Soltanto ripartendo dall'umiltà e dalla determinazione gli amaranto potranno riprendersi la leadership e far capire a tutte le pretendenti che il primo posto passa ancora inevitabilmente dal "Granillo".

Sezione: Reggina / Data: Lun 12 ottobre 2026 alle 17:27
Autore: Rocco Calandruccio
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