Il profumo della storia e l'orgoglio di una terra intera si stringono attorno a un unico nome, capace di accendere i battiti di generazioni di sportivi. Catanzaro si ferma, idealmente e fisicamente, per restituire al suo figlio prediletto il tributo che merita da sempre. Venerdì 18 settembre, a partire dalle 18.30, il piazzale di fronte alla biglietteria dello storico stadio "Nicola Ceravolo" cambierà volto e anima, con l'inaugurazione della statua bronzea dedicata a Massimo Palanca.

Non si tratta semplicemente di svelare un'opera d'arte, ma di consacrare un totem della memoria collettiva calabrese, un pezzo vivo e pulsante dell'identità giallorossa, che trova finalmente la sua dimensione eterna nel cuore della città.

L'iniziativa, fortemente voluta e promossa dall'associazione "Nuova Mente", trasforma in materia tangibile quel sentimento di gratitudine che attraversa i decenni senza sbiadire. Palanca non è stato soltanto il terminale offensivo di una squadra capace di scrivere pagine epiche nel calcio italiano; è stato il creatore di un immaginario collettivo.

Quel suo sinistro fatato, battezzato dalla tifoseria con l'appellativo leggendario di "piedino d'oro", ha riscritto i confini del possibile sui rettangoli verdi di tutta la penisola. I tredici gol realizzati direttamente dalla bandierina del corner restano un record ineguagliato e ineguagliabile, una firma d'autore scolpita nella storia del football che ha reso il Catanzaro celebre ben oltre i confini regionali, portando il nome della città ai vertici del calcio che conta.

Eppure, ridurre la figura dell'indimenticato attaccante a una mera sequenza di numeri statistici equivarrebbe a tradire l'essenza di un rapporto che va molto oltre il terreno di gioco. La storia di Palanca a Catanzaro è una storia di appartenenza viscerale, di un legame simbiotico in cui il calciatore è diventato uomo della comunità e la comunità lo ha adottato come proprio figlio prediletto, in un abbraccio mai interrotto nel tempo.

In un mondo del pallone spesso cinico e legato unicamente al risultato contingente, l'omaggio che prenderà forma in piazza Martiri Ungheresi restituisce centralità ai valori romantici dello sport. La statua che veglierà d'ora in poi sull'ingresso del "Ceravolo" ammonisce e ricorda a chiunque varchi i cancelli dell'impianto che i veri campioni non muoiono mai, perché continuano a vivere nell'anima, nei racconti tramandati dai padri ai figli e nel battito fiero di un'intera tifoseria che domani, con gli occhi lucidi e il cuore colmo di emozione, potrà finalmente dire grazie al suo eterno imperatore.

Sezione: Catanzaro / Data: Gio 17 settembre 2026 alle 15:00
Autore: Alessandro Nidi
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