Ai microfoni di Tuttocalciocalabria.it, Luigi Simoni, storico portiere del Cosenza di Bruno Giorgi, ha riportato nella Città dei Bruzi un pezzo di memoria, di calcio vero, di quella storia che non scolorisci nemmeno dopo decenni. Insieme a Donata Bergamini e a diversi suoi ex compagni, Simoni è tornato per assistere alla seconda edizione del Torneo Giovanile “Giustizia per Denis Bergamini”, organizzato dalla Scuola Calcio Taverna Élite. Il ritorno di Simoni non è stato una semplice presenza istituzionale: è stato un abbraccio alla città, alla sua gente, alla sua storia. Un filo che collega il Cosenza di ieri ai ragazzi di oggi, quelli che scendono in campo con il nome di Denis Bergamini cucito addosso come un simbolo, come un dovere, come un’eredità da onorare.
Simoni ha parlato con la lucidità e la sensibilità di chi ha vissuto da vicino una delle pagine più dolorose del calcio italiano. Ha ricordato Denis, il compagno, l’amico, l’uomo prima ancora che il calciatore. E lo ha fatto davanti a un torneo che porta il suo nome non per retorica, ma per giustizia, memoria e verità. Il torneo, voluto fortemente dalla Taverna Élite, è diventato un appuntamento che unisce sport, valori e impegno civile. Un modo per far crescere i giovani non solo tecnicamente, ma anche umanamente, ricordando loro che il calcio è passione, ma anche responsabilità.
La presenza di Simoni, di Donata e degli ex compagni ha dato alla manifestazione un peso emotivo enorme. È stato un ritorno alle radici, un modo per dire che certe storie non finiscono, che certe ferite non si chiudono, che certe battaglie non si abbandonano. Cosenza ha risposto come sempre: con calore, con rispetto, con quella partecipazione che rende questa città diversa da tutte le altre. Perché qui il calcio non è solo calcio: è identità, memoria, appartenenza.
Gigi, sei tornato insieme ai tuoi ex compagni e a Donata Bergamini per ricordare Denis. Quanto è bello sentire l’affetto del popolo rossoblù?
«Tornare qui è sempre bello per me e per tutti i miei ex compagni, ancor di più se è per una giusta causa e per ricordare il nostro Denis. Questa è la seconda edizione di questa manifestazione giovanile dedicata a Denis Bergamini, perciò ci teniamo a essere presenti insieme a Donata, che in questi anni si è battuta come una leonessa affinché Denis potesse avere giustizia. Denis , oltre ad essere un calciatore straordinario per me era un fratello e il migliore amico di tutti. È bello vedere questi ragazzi divertirsi e capire l’importanza di poter contare sul proprio compagno di squadra. Lo dico perché in quel Cosenza noi eravamo uniti e ci aiutavamo come fratelli: quella è stata la nostra forza nel raggiungere traguardi importanti».
Oggi è in programma la manifestazione organizzata dalla tifoseria per protestare contro la proprietà. Da ex rossoblù, quanto vi sentite vicini a questa gente che di pazienza ne ha già avuta fin troppa?
«Siamo al fianco dei tifosi in questo momento non facile, dove di pazienza ne stanno avendo davvero tanta, ma non è infinita. Domani parteciperemo alla manifestazione, anche se solo nella parte iniziale perché poi abbiamo impegni istituzionali. Il Cosenza merita una proprietà con progettualità e competenze, requisiti che oggi mancano. Quest’anno, come tanti tifosi, non ho seguito il Cosenza, anche se Buscè ha fatto un buon lavoro in condizioni complicate. È stato brutto vedere lo stadio deserto, io che lo ricordo sempre gremito e festante. Portare i tifosi a questo punto significa non rispettare la piazza».
Peccato per quell’umiliante eliminazione ai playoff, non credi?
«Purtroppo sì. Dopo una buona regular season, la stagione poteva e doveva chiudersi meglio. A gennaio, se la società avesse preso qualche elemento funzionale, il Cosenza avrebbe potuto lottare per il primato. Invece ha lasciato andare via giocatori che stavano facendo la differenza. Questo ti fa capire come manchi strategia. Un altro segnale è la fuga di dirigenti e di ottimi professionisti del settore giovanile».
Ti sei chiesto perché questa proprietà non abbia mai voluto abbracciare il passato del Cosenza?
«Probabilmente perché siamo ingombranti. Una volta chiedemmo al presidente di visitare il San Vito-Marulla, solo per ricordare i bei tempi, ma non ci fu concesso. Per me e i miei compagni fu una grossa delusione».
A quanto pare c’è una trattativa in corso per cedere la società. Pensi che sia la volta buona?
«È più una speranza che una possibilità, ma qui la gente ci spera davvero. Non se ne può più, l'addio di Guarascio verrebbe vissuta da tutti come una sorta di liberazione. Serve una svolta definitiva, anche perché il tempo passa e la stagione va programmata. Il Girone C sarà molto duro e competitivo: tutte le parti in causa devono mettere al primo posto il bene del Cosenza. Questa situazione non è più sostenibile. L’arrivo di una nuova proprietà riporterebbe entusiasmo e gioia tra i tifosi».
Gigi, prima di salutarti: anche quest’anno il Girone C non avrà una squadra vincitrice ai playoff. Siamo sicuri che sia davvero il più forte?
«Il problema è che il Girone C si basa troppo sui nomi altisonanti, quando invece servono strategia e organizzazione. In semifinale sono state eliminate malamente due corazzate come Catania e Salernitana. Gli etnei hanno compromesso tutto ad Ascoli, e ribaltare un 4-0 era quasi impossibile. La Salernitana aveva deluso in campionato e contro il Brescia sono emerse tutte le problematiche che hanno segnato la loro stagione».
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