Cosenza, sono giorni caldissimi nella città di Telesio. Guarascio continua ad alzare un muro che sembra invalicabile, rifiutando chiunque si avvicini al club per acquisire la responsabilità e l'onore di poter rappresentare i colori rossoblù. L'addio di D'Orazio ha accentuato una crisi identitaria tanto latente quanto prevedibile. 

L'ultima bandiera dell'era dell'attuale proprietà ha salutato con orgoglio e commozione la città Bruzia, acuendo una riflessione rilevante tra i tifosi. "Ma questa squadra è ciò che da sempre ci ha fatto battere il cuore?" Dalle proteste e dallo sciopero del tifo organizzato sembrerebbe arrivare una risposta a questa domanda, invitando, i momentanei occupanti a un pensiero maggiore rispetto ai costanti tentativi di rinvio attuati nei momenti cardini delle trattative con gli imprenditori italo-canadesi o con le cordate locali.

Guarascio, però, sembra sottovalutare il problema, rifiutando qualsiasi offerta giunga alla sua attenzione. Ignorando, probabilmente, un concetto più profondo: il Cosenza non è solo una squadra di calcio. Rappresenta l'orgoglio e lo spirito di appartenenza di una città intera che chiede rispetto per questi valori incontestabili. 

In questa crisi di valori si aggiunge un ulteriore pensiero, un flash. Siamo nel 2024 e Tutino e D'Orazio sventolano una bandiera di Gigi Marulla sotto la curva rossoblù: c'è passione, identità, appartenenza e tanto amore. A distanza di soli due anni non è rimasto più nulla. Ai posteri l'ardua sentenza.

Sezione: Cosenza / Data: Lun 08 giugno 2026 alle 11:30
Autore: Antonino Iorfida
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