Il Trebisacce si prende il primo round con la freddezza di una squadra che sa esattamente cosa vuole e come ottenerlo. Un 2-0 che pesa, che indirizza la semifinale d’andata degli spareggi nazionali e che racconta di un avvio feroce, quasi rabbioso, capace di spaccare la partita nel giro di quindici minuti. Prima il rigore trasformato da Leonori, glaciale dal dischetto, poi l’autorete di Baio, frutto di una pressione costante e di una squadra che aveva deciso di mordere subito la gara. Due colpi secchi, chirurgici, che hanno mandato al tappeto un Kamarat sorpreso, frastornato, incapace di leggere l’ondata giallorossa.

Il resto è stata una partita diversa, quasi un’altra storia. Perché nella ripresa i siciliani hanno tirato fuori l’orgoglio, la qualità, la disperazione sportiva di chi sa che un doppio svantaggio in trasferta può diventare una montagna. Hanno spinto, hanno creato, hanno sfiorato il gol più volte, ma la porta del Trebisacce sembrava stregata. Un palo, una deviazione, un rimbalzo storto: la fortuna non ha voluto saperne di dare una mano al Kamarat. E quando la sorte gira le spalle, spesso è perché l’avversario ha fatto qualcosa per meritarlo.

Il Trebisacce, infatti, ha saputo soffrire senza perdere lucidità, ha gestito i momenti, ha stretto i denti quando serviva. È la maturità delle squadre che vogliono andare lontano, che non si accontentano di un buon inizio ma sanno che per arrivare in fondo serve anche saper resistere. Il 2-0 finale è un vantaggio importante, ma non una sentenza. Perché il ritorno in Sicilia sarà un’altra storia, un’altra temperatura emotiva, un’altra battaglia. Il Kamarat in casa è squadra diversa, più aggressiva, più convinta, più pericolosa. E i giallorossi lo sanno bene.

Per questo il Trebisacce dovrà presentarsi al ritorno con la stessa fame, la stessa intensità, la stessa capacità di colpire nei momenti chiave. Servirà un’altra prova di forza, un’altra dimostrazione di identità, un’altra partita da squadra vera. Il primo atto è stato scritto, e porta la firma dei calabresi. Ma per arrivare in finale servirà completare l’opera in un ambiente che non perdona.

Il vantaggio c’è, il segnale è arrivato, la strada è tracciata. Ora bisogna dimostrare di saperla percorrere fino in fondo.

Sezione: Eccellenza / Data: Dom 24 maggio 2026 alle 18:31
Autore: Rocco Calandruccio
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